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Fonte: Magalie Longhi via Météo89
Diffuso e brusco calo termico, più sensibile sui settori di spartiacque dei rilievi alpini centro – orientali e sui versanti orientali della catena appenninica

A livello termico è evidente come l’avvezione abbia determinato temperature minime che nelle ultime due notti hanno rasentato i -20°C sui settori retici altoatesini, sul Piz Boe e sulla Marmolada, con le massime che non hanno superato, intorno ai 3000 metri, i -15°C.

Si tratta di valori che relativamente alla decade in corso e alle brevi serie storiche disponibili nell’area – mediamente 7-8 anni – non erano mai stati registrati. Eccezionale, sempre relativamente alla breve serie storica disponibile, è il valore di -15,1°C, registrato alle 6.40 di stamane relativamente all’altopiano abruzzese di Piani di Pezza (1500 m. circa) – noto polo del freddo dell’Appennino centrale (fonte Associazione Caput Frigoris). Evidentemente, poi, la massa d’aria in questione ha anche apportato rovesci nevosi che localmente hanno interessato aree poste a quote inferiori ai 1000 metri (Monti Sibillini, Abruzzo adriatico teramano e pescarese)

Quanto all’innevamento, facciamo il punto della situazione in una fase che climaticamente dovrebbe presentare il massimo innevamento stagionale al di sopra del limite del bosco (regime nivometrico bimodale a massimo primaverile)

Sulle Alpi piemontesi, l’innevamento risulta tipicamente primaverile, con evidente differenza fra i versanti in ombra, con una copertura nevosa continua a partire dai 1600-1800m sui settori occidentali e meridionali e dai 1700-1900m sui settori settentrionali, mentre sui versanti soleggiati risulta continua a partire da 2100-2300m in tutti i settori.  

Nonostante una notevole frequenza di eventi nevosi, l’innevamento risulta al di sotto della media del periodo sotto i 2300-2500 m sui settori settentrionali e meridionali e fino ai 2000m di quota sui settori nord - occidentali.

In questi ultimi settori presenta invece valori significativamente superiori alla media oltre i 2200-2300m. Nonostante le basse temperature diurne, il manto nevoso presenta ormai condizioni tipicamente primaverili.

Le croste da fusione e rigelo sono presenti a tutte le esposizioni fino ai 2600-2800m e fino alle quote più elevate sui versanti soleggiati mentre il rigelo notturno risulta significativo a tutte le quote.

Infine sui versanti in ombra, alle quote superiori ai 2800-3000m, è ancora possibile trovare neve a debole coesione asciutta.

I massimi spessori di neve al suolo si rinvengono a Macugnaga Monte Moro (2800 mt, 260 cm circa). Appena al di la del confine si osserva un manto di 314 cm a Bortelsee – 2520 m. Spessori significativi si osservano anche al Rifugio Gastaldi (2660 m. circa con 205 cm) e al Ghiacciaio del Sommeiller (2950 m. circa con 203 cm) ed in generale oltre i 2200 metri essi si aggirano spesso intorno ai 150 cm.

Nonostante tali spessori significativi, il manto è generalmente molto stabile. Anche sui settori valdostani, Il pericolo valanghe, è generalmente ridotto o quasi assente per via del calo termico e dei venti forti da N-NW-NE che hanno assestato la superficie del manto nevoso a tutte le quote ed esposizioni. Solamente lungo le creste di confine settentrionali, qualche isolato ed evidente nuovo lastrone soffice ventato, di piccole dimensioni e ridotto spessore (al massimo 10-20 cm), può essere presente nelle vicinanze di creste e colli.

L’innevamento risulta essere mediamente buono oltre i 2500-2700 m, scarso sotto tale quota, con apparati glaciali molto ben coperti. La neve è spessa 190 cm al Plateau Rosa, 150 cm al colle del Gran San Bernardo (2450 m.), 142 cm a Lavancher (2840 m), 137 cm a Lago Gabiet (2550 m.).

Sui settori lombardi la neve diviene mediamente molto più scarsa, in particolare sotto ai 2200 metri e solo oltre tale quota diviene significativa ma decisamente sotto le medie climatologiche (sino a 6.5 mt al Passo del Bernina) in spessore e estensione della copertura.

Tuttavia, i recenti apporti nevosi, localmente degni di nota sui rilievi prossimi alle creste di confine retiche e ben individuabili nelle zone preferenziali all'accumulo, possono cedere alla sollecitazione di un debole sovraccarico.

Quivi il pericolo di valanghe è moderato Sui restanti settori il manto nevoso è. caratterizzato dalla presenza di robuste croste da rigelo per il sensibile calo delle temperature, si presenta ben consolidato. L’ attività valanghiva spontanea da escludere. Il manto è spesso 193 cm a Lago Reguzzo (2445 m); 167 cm in val Masino (2275 m.).

Sui domini montani trentini, fino alle quote più elevate, il manto nevoso è quasi assente, la maggior parte dei versanti esposti a sud risulta già completamente priva di neve, mentre su quelli più riparati il manto è presente con continuità solo oltre i 2000-2200 metri di quota.

Le deboli nevicate degli ultimi giorni ed i forti venti da nord con la formazione di cornici e accumuli sottovento condizionano in alta quota la stabilità del manto nevoso che presenta ancora caratteristiche invernali.

Neve polverosa e lastroni soffici di neve ventata poggiano in maniera instabile su una struttura stratificata costituita da croste da fusione e rigelo primaverili. Il pericolo valanghe, principalmente limitato alle quote più elevate dei massicci montuosi principali (Brenta, Adamello, Presanella, Cevedale, Ortles a nord ovest e Lagorai, Pale di San Martino e Marmolada a nord est), è moderato (grado 2), in aumento in particolari localizzazioni sottovento in presenza di accumuli di neve ventata (specie con esposizione est) dove il distacco di valanghe è possibile anche con debole sovraccarico. La neve è mediamente spessa 190 cm sul Ghiacciaio del Presena e 140 cm su quello del Careser ma solamente 30 cm alla base del ghiacciaio della Marmolada.

Sui monti altoatesini, l’innevamento è molto modesto ma nell'alta valle Aurina, il pericolo valanghe è MARCATO - GRADO 3. Lungo la restante cresta di confine e zona dell’Ortles il pericolo valanghe è MODERATO GRADO 2. Il principale pericolo è costituito dai nuovi accumuli da vento esistenti sui pendii ripidi sottovento su tutte le esposizioni, che sono staccabili già con debole sovraccarico. Nel resto della provincia il pericolo valanghe è DEBOLE GRADO 1. Il manto è spesso un metro sul ghiacciaio della val Senales, mai oltre i 60 cm in alte localizzazioni poste anche a quote prossime ai 3000 metri.

Sulle Dolomiti venete, Il pericolo di valanghe è molto debole e confinato oltre i 2100, nelle zone maggiormente innevate (es. ghiacciaio della Marmolada, versante nord – orientale delle Pale di San Martino, Tofane, etc. ) dove sono presenti piccoli accumuli di neve ventata (su croste da rigelo lisce) non consolidati e instabili anche  al semplice passaggio di uno sciatore. Il manto è spesso al massimo 40 cm a Ravales (2615 m.)

Sui settori friulani, Le deboli precipitazioni dei giorni scorsi hanno portato circa 5-10 cm di nuova neve sopra i 1200-1300 m, che risulta ininfluente per il pericolo. La neve fresca poggia direttamente sul terreno quasi ovunque tranne nelle esposizioni settentrionali decisamente in ombra sopra i 1900-2000 m ove era presente vecchia neve. Il manto nevoso è ben consolidato.

Nelle ore pomeridiane potranno essere possibili scaricamenti a debole coesione dalle pareti e dai pendii molto ripidi sotto le rocce. Successivamente i venti da nord e l’ulteriore abbassamento delle temperature tenderanno a formare croste da rigelo quasi ovunque. Grado di pericolo previsto: 1 (debole) sulle Alpi Carniche e Giulie. Il manto è significativo solamente sulla conca del Prevala dove è spesso solamente 85 cm.

Sulla dorsale appenninica, degna di nota è l’informazione relativa alle prima citate nevicate, che sul settore marchigiano hanno raggiunto i 20 cm a Castelsantangelo. Sui settori abruzzesi, gli apporti non hanno superato i 7-9 cm ma il manto è ancora abbondante sul massiccio della Maiella - 111 cm a Passo lanciano (1300 m. circa) e 93 cm alla Maielletta (1670 m. circa.) Qui il pericolo di valanghe è ancora moderato oltre i 1800 metri di quota. 

Fonte Articolo: 
Massimiliano Fazzini PhD