Molte specie vegetali tipiche delle regioni artiche hanno con la neve un vero e proprio rapporto di amore e odio. La neve che le copre durante i lunghi i inverni contribuisce difatti a tenerle relativamente al caldo, proteggendole dalle temperature assai rigide dell’ambiente esterno e consente loro di crescere più rapidamente e più grandi. Tuttavia uno studio da poco pubblicato sulla rivista Natural Climate Change rivela che quando la neve è troppa può favorire la formazione di funghi che, per quelle stesse piante, risultano letali.
Attraverso l’utilizzo di particolari barriere i ricercatori hanno favorito un maggior accumulo di neve in alcuni punti del terreno, e hanno così potuto verificare che laddove per più di sei anni consecutivi il manto nevoso ha uno spessore superiore al normale si diffonde rapidamente un particolare fungo, l’Arwidssonia empetri, capace di uccidere la maggior parte del Empetrum hermaphroditum, una varietà di cespuglio nano tipica delle regioni artiche. Come descritto da uno dei coautori della ricerca, Robert Baxter dell’Università di Durham (Carolina del Nord), nei primi anni l’effetto protettivo della neve aiuta gli arbusti a crescere più rigogliosi, ma dopo il sesto anno si raggiunge una soglia di non ritorno a partire dalla quale all’improvviso il fungo si diffonde assai rapidamente e svolge inesorabile la sua azione letale.
Così a causa dell’azione nocivo del fungo questi arbusti si trasformano per di più da assorbitori in sorgenti di anidride carbonica (la decomposizione è difatti un processo che libera in atmosfera CO2), alterando in tal modo anche il bilancio di questo importante gas serra.
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