In pubblicazione il 10 GEN 2019

Quando le minacce alla terra arrivano dallo spazio

La vita del nostro pianeta non è poi così al sicuro come vorremmo credere


Fonte Immagine: NASA

 

 In realtà oggigiorno le preoccupazioni maggiori  nei riguardi dello stato di salute della terra sono rivolte verso il Global Warming, il surriscaldamento provocato, in larga misura, dall’incremento dei gas serra di natura antropica.  Ne è una riprova la miriadi di studi prodotti in tale campo dagli scienziati che si occupano del clima del pianeta

Asteroidi, i nemici numero 1 

Ma quanto avvenuto in Russia  il 16 febbraio 2013 ove si è sfiorata per un pelo la tragedia, qualora  il meteorite fosse stato appena  3-4 volte più grande,  ci deve far riconsiderare le priorità da assegnare ai pericoli che minacciano la terra.  Insomma visto che l’incremento dei gas serra -  qualora non  venga arrestato dall’uomo o da cause naturali ( es., un sole pigro per qualche decennio) -  produrrà danni ingenti alla Biosfera  tra 50-100 anni, è lecito chiedersi  se non sia il caso di  mettere in campo  maggiori risorse per le minacce che provengono dalla spazio e che possono distruggere la vita in pochi secondi.

 Il meteorite caduto in Russia ha colto tutti di sorpresa perché  era sfuggito al sistema ad hoc  di monitoraggio degli asteroidi  (NearEarth Objects Propram)  della NASA Probabilmente un sistema di monitoraggio più preciso e più continuo -  ma per questo anche molto più costoso -   avrebbe consentito di  individuare la presenza dell’intruso già da qualche mese e quindi di prevederne la traiettoria onde allertare,  e,  se fosse il caso,  mettere  in sicurezza le popolazioni  interessate con   sufficiente anticipo.

Il sole è vita ma può essere anche mortale

Infatti  il sole ha una attività magnetica legata al numero di macchie solari presenti sulla superficie del pianeta. Tale numero raggiunge un massimo ogni 11 anni circa. In prossimità della massima attività solare la enorme attività magnetica esercitata  dalle macchie  sull’atmosfera solare dà luogo a violente esplosioni di luce ma anche di materia (protoni, elettroni, nuclei di elio, atomi di metalli)  che si sprigionano dalla parte più esterna della atmosfera  solare (la corona). 


Tale esplosioni  coronariche (CME = Coronal Mass Ejection) si spingono nello spazio anche fino ad un milione di km dal sole (tre volte la distanza della luna dalla terra).  L’enorme quantità di  materia proiettata nello spazio circostante,  essendo  costituita in prevalenza da particelle cariche, dà luogo ad un campo magnetico (la fisica insegna che una carica elettrica in movimento genera un campo magnetico).   

Il flusso di particelle solari generate dalle esplosioni  è noto come vento solare

 Il vento solare e il campo magnetico associato  si muovono nello spazio interplanetario  alla velocità di circa 300-800 km al secondo. Tale campo magnetico viaggiante,  ha una intensità di gran lunga superiore al campo magnetico terrestre e se orientato nella giusta direzione, raggiunge anche la terrà, stravolgendo il campo magnetico terrestre  (tempeste geomagnetiche) con danni enormisulle infrastrutture elettriche (centrali elettriche, elettrodotti) e ai dispositivi elettrici e elettronici (PC, telefonini, radio,TV, etc…)  

La tempesta magnetica “big one” prima o poi avverrà

A questo riguardo gli Astronomi sono del parere che non si sa “il quando” ma senz’altro prima o poi nel futuro - magari tra 10, 100 o 1000 anni -  l’umanità dovrà fare i conti anche con una tempesta magnetica di inaudita violenza, la “ the big one magnetic  storm”. Una tempesta simili creerebbe danni così rilevanti ai sistemi di distribuzione elettrica, 

Ritornare alla normalità richiederà tempi lunghi: anni, forse anche 10, secondo il rapporto dell’Accademia delle scienze Usa. E le conseguenze saranno gravi: fino a 300 milioni di morti, oltre a danni economici pari a quelli di decine di uragani come Katrina. 



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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