In pubblicazione il 14 MAR 2021

Corrente del Golfo, mai così debole negli ultimi 1000 anni

Uno studio conferma che il complesso meccanismo che trasporta calore attraverso l'oceano si sta notevolmente indebolendo


Fonte Immagine: NASA

Se il clima invernale, in Europa, è sensibilmente più mite di quanto non sia nelle regioni del Nord America poste alle medesime latitudini, il merito è di quel complesso circuito di correnti oceaniche noto come AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation) o Nastro Trasportatore del Nord Atlantico. Un enorme fiume di acqua calda, la ben nota Corrente del Golfo, si muove infatti dal Golfo del Messico verso nordest, in direzione dei mari più settentrionali d'Europa, dove poi affonda verso gli abissi, per tornare quindi verso sud come corrente fredda e profonda. Un circuito che si alimenta grazie alle variazioni di salinità, e quindi di densità, delle acque marine: l'acqua della Corrente del Golfo infatti non si mescola a quella dell'Oceano circostante, e man mano che sale verso nord e verso regioni più fredde, parte di essa evapora, rendendo questo fiume d'acqua via via più salato (l'acqua evapora, il sale no). Quando arriva ai margini del Circolo Polare Artco, nei mari tra l'Islanda e la penisola Scandinava, è oramai così fredda e salata, da risultare molto più pesante dell'acqua circostante, perchè l'acqua salata pesa più di quelal dolce: ecco che allora spofonda, e nel farlo richiama dietro a sè altra acqua, alimentando di continuio il circuito che porta acqua calda, e quindi calore, dal Golfo del Messico fin sul Nord Europa.


Un meccanismo che appunto consente di mitigare i rigori dell'inverno in gran parte del nostro continente: i venti gelidi provenienti dalle regioni polari infatti, nello scorrere al di sopra di queste acque più calde, tendono a riscaldarsi e arrivano sul continente meno freddi di quanto farebbero altrimenti. Tutto ciò significa che, come già capitato in alcune occasioni nel lontano passato, un eventuale blocco di questo grande nastro oceanico potrebbe rendere all'improvviso il clima europeo assai più freddo, con inverni stretti nella morsa del gelo. Ecco perchè uno studio ("Current Atlantic Meridional Overturning Circulation weakest in last millennium") pubblicata a fine febbraio sulla rivista scientifica Nature Geoscience risulta al tempo stesso interessante e preoccupante: secondo gli autori delo studio, infatti, mai negli ultimi 1000 anni la AMOC, e quindi anche la Corrente del Golfo, era stata così debole come ai giorni nostri!


Il team di studiosi, provenienti da Maynooth University, Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK) e University College London, hanno analizzato i dati raccolti nel corso di numerosi precedenti studi, per ricostruire l'intensità del Nastro Trasportatore dal 400 d.C. fino ai giorni nostri, giungendo alla condclusione che sia in atto un rapido indebolimento di questo complesso circuito di correnti oceaniche. In particolare, in base a quanto emerso dalla loro analisi, dopo un lungo periodo caratterizzato da una sua sostanziale stabilità, la AMOC avrebbe cominciato a indebolirsi nel corso del XIX secolo, ma è soprattutto a partire dalla metà del XX secolo, e quindi dagli anni '50, che avrebbe mostrato un veloce declino, tanto da giungere alla situazione attuale, senza precedenti negli ultimi 1000 anni e oltre.

Dobbiamo quindi attenderci un brusco cambiamento del clima invernale, con gelo estremo e frequenti violente bufere di neve anche in Italia? Forse sì, ma solo tra qualche secolo! Un altro studio ("Deep-water circulation changes lead North Atlantic climate during deglaciation"), condotto da ricercatori della Columbia University e della Norvegian Research Center, pubblicato nella primavera del 2019 sulla rivista scientifica Nature Communications, suggerisce infatti che l'indebolimento del Nastro Trasportatore di solito precede di circa 400 anni il suo blocco totale e il conseguente brusco raffreddamento della regione. Poichè il fenomeno di indebolimento pare in atto da oramai quasi 200 anni, tutto ciò significherebbe che comuqnue ci rimarrebbero ancora più o meno due secoli, prima di un brusco e gelido cambiamento dei nostri inverni.   



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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