In pubblicazione il 20 FEB 2020

Il clima dietro le epidemie di colera

Gli studi scientifici dimostrano che le condizioni meteorologiche giocano un ruolo fondamentale nell'insorgere dei focolai di questa pericolosa patologia


Fonte Immagine: Col. Mario Giuliacci

 

Negli ultimi 10-15 anni si è osservato un preoccupante ritorno del colera, specialmente nelle regioni tropicali, e in particolare importanti focolai hanno interessato Haiti, Pakistan e Africa Centrale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che a causa del colera muoiano ogni anno nel Mondo circa 120000 persone, e poiché il vaccino contro il colera diviene meno efficace nelle regioni in cui l’epidemia è già scoppiata, la capacità di prevedere per tempo l’insorgere di nuovi focolai può essere determinante nel salvare molte vite umane.

Ebbene, secondo uno studio pubblicato sulla rivista medica American Journal of Tropical Medicine and Hygiene, proprio l’analisi del clima può essere molto utile a tale scopo. I ricercatori difatti hanno studiato i focolai di colera scoppiati a Zanzibar tra il 1999 e il 2008 collegandoli a numerosi parametri ambientali, fra cui anche le temperature dell’atmosfera e della superficie marina, i tassi di umidità dell’aria e i quantitativi di pioggia caduti, e i risultati sembrano indicare che un aumento del valore medio mensile delle temperature notturne di appena un grado sia in grado favorire un raddoppio dei casi di colera nei quattro mesi successivi, mentre un aumento della piovosità mensile di circa 200 millimetri possa causare un incremento di circa il 50% nel contagio.


Secondo Mohammad Ali, coautore della ricerca e membro del International Vaccine Institute di Seoul, questo studio fornisce perciò un utile metodo di previsione dei focolai di colera e quindi anche un efficace sistema di rapido preavviso che, in futuro, potrebbe consentire alle autorità di preparare per tempo grossi quantitativi di vaccino per specifiche regioni prima che l’epidemia si propaghi.

Del resto le condizioni climatiche svolgono un ruolo fondamentale nella propagazione del batterio del colera che solitamente vive attaccato ai copepodi, minuscoli crostacei marini che proliferano in acque calde quali quelle dei Tropici: ecco perché quando i mari si riscaldano il batterio del colera si moltiplica e si propaga con maggior facilità a fiumi e laghetti costieri, rendendo l’infezione più probabile. Queste considerazioni alimentano molte preoccupazioni per il prossimo futuro: secondo tutte le proiezioni climatiche nei prossimi decenni infatti le temperature medie sono destinate ad aumentare, creando quindi condizioni ambientali favorevoli alla diffusione di questo batterio.        



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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