In pubblicazione il 11 AGO 2020

Il possibile impatto del CORONAVIRUS sul GLOBAL WARMING

La pandemia ha causato un importante blocco delle principali attività a livello planetario, con conseguente evidente riduzione delle emissioni di gas serra


Fonte Immagine: Pixabay modificata

La pandemia causata dal Coronavirus ha bloccato commercio, produzioni industriali, trasporti, turismo e ogni tipo di attività a livello planetario, causando inevitabilmente anche un crollo delle emissioni delle principali sostanze inquinanti in atmosfera. Alcuni ricercatori hanno cercato di quantificare gli effetti, sul clima, causati da questa improvvisa riduzione dei gas immessi in atmosfera e i risultati dello studio (“Current and future global climate impacts resulting from COVID-19”) sono stati di recente pubblicati sulla rivista scientifica Nature Climate Change. 


In base ai dati raccolti dagli studiosi il picco minimo nelle emissioni di gas, a effetto serra (quelli cioè capaci di alterare il clima sul lungo periodo) e non, è stato raggiunto a metà aprile, dopodiché la lenta e graduale ripresa delle attività ha portato a una risalita delle emissioni in atmosfera, senza tuttavia raggiungere i livelli pre-COVID. Tra le sostanze le cui emissioni sono calate maggiormente spiccano gli ossidi di azoto (NOx), che in aprile rispetto ai valori consueti sono diminuite di oltre il 30%! Notevole, in aprile, anche la contrazione delle emissioni di altri importanti gas: osservato in particolare un -28% per il CO (ossido di carbonio), -27% per la CO2 (anidride carbonica), -24% per gli SOx (ossidi di zolfo).


Il settore che ha maggiormente contribuito alla drastica riduzione di gas serra è stato quello dei trasporti: la forte riduzione della mobilità a livello mondiale ha difatti favorito una notevole diminuzione dei gas emessi da traffico su ruota, rotaia e aereo. Tra i paesi che hanno visto maggiormente diminuite le proprie emissioni di gas serra nel mese di aprile spicca invece l’India e gli USA, a seguire la CINA e l’Area Euro.

Ma quale impatto avrà, tutto ciò, sul clima dei prossimi decenni? La brusca, per quanto temporanea, riduzione delle emissioni di gas serra, contribuirà a limitare il surriscaldamento del Pianeta? Gli autori della ricerca sono convinti di no! E’ vero, infatti, che la riduzione delle emisisoni di NOx ha spinto per un temporaneo raffreddamento dell’atmosfera (questi gas infatti trattengono efficacemente calore nell’atmosfera, ma vengono anche riassorbiti piuttosto velocemente, nell’arco di pochi giorni, e quindi contribuiscono al riscaldamento solo per tempi relativamente brevi), ma tale raffreddamento è stato ampiamente compensato dalla minor presenza degli ossidi di zolfo (SOx) che, rendendo l’atmosfera più opaca, solitamente limitano proprio il surriscaldamento dell’atmosfera. Su scale temporali relativamente brevi, quindi, paradossalmente l’atmosfera si è leggermente riscaldata.

Per quel che riguarda i gas che hanno maggior impatto sul lungo periodo, come il monossido di carbonio, che ha tempi di residenza di qualche mese, il metano (CH4), che ha un tempo medio di vita in atmosfera di 12 anni, o l’anidride carbonica (CO2), il cui surplus atmosferico, attraverso complessi cicli che coinvolgono anche gli oceani, viene rimosso solo nell’arco di secoli, il fenomeno ha avuto caratteristiche troppo transitorie per pensare che possa avere effetti sul lungo periodo. Insomma, il carico totale di queste sostanze in atmosfera è cambiato di pochissimo, e gli studiosi stimano che, con le attuali politiche di mitigazione, l’aumento delle temperature medie planetarie previsto per il 2030 verrà limitato (a causa della pandemia) di non oltre 0,01 gradi! A conti fatti, in base a questa ricerca, la pandemia non darà praticamente alcun contributo (positivo) nella lotta al cambiamento climatico.      



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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