In pubblicazione il 10 GEN 2022

Meno artico in inverno, più africano estate

Due anomalie climatiche con comune causa


Fonte Immagine: Pixabay modificata

In un recente nostro articolo avevamo asserito che i tanti eventi meteoclimatici avvenuti nel 2021 erano dovuti ad aumentata frequenza di ondulazioni anticicloniche troppo ampie e per di più stazionarie nelle correnti occidentali, quelle presenti a tutte le quote nel nostro emisfero. Cerchiamo di capire il perché di tale anomalia.


Artico più surriscaldato che il resto del globo

 La temperatura della Terra in un secolo è aumentata in media di 0.8°C circa. Un aumento che NON giustificherebbe la minore frequenza invernale di colate di aria artica rispetto al passato in inverno. giustificherebbe le più roventi ondate estive di caldo rispetto al passato, da parte dell’anticiclone africano.In realtà la temperatura del pianeta non è aumentata in maniera uniforme su tutto il globo. L’aumento, infatti, è stato ben più elevato, addirittura di +6/+8°C, nella regione artica, ossia nella parte più interna del circolo polare. Il motivo di tale anomalo e diverso surriscaldamento va ricercato nella fusione dei ghiacci polari, i quali rifletterebbero il 50-80% della radiazione solare mentre il nudo suolo senza ghiacci riflette solo il 15-20% dei raggi solari. Insomma, il suolo sgombro da ghiacci assorbe 4-6 volte più calore che il suolo innevato. Tale aumento giustificherebbe in parte anche perché sono diventate più rare le irruzioni invernali fino all’Italia di aria dal circolo polare aventi temperature a 1500m intorno -10°C.


La conseguente modifica della circolazione emisferica

Il forte surriscaldamento dell’area artica ha ridotto di molto la differenza termica polo-equatore, il vero motore delle correnti occidentali che a tutte le quote scorrono in entrambi gli emisferi. Ma più i venti occidentali sono deboli, più tendono ad ondularsi nel verso dei meridiani (onde planetarie o di Rossby). Insomma, gli anticicloni caldi subtropicali (delle Azzorre, Africano e del Pacifico) tendono più che nel passato a spingersi verso più alte latitudini (vedi immagine sotto). Se i venti medi occidentali sono troppo deboli anche il numero di onde planetarie raggiunge il minimo valore possibile intorno alla terra, in genere non più in appena 2-3 onde planetarie. Ma in tal modo l’energia termica disponibile lungo la fascia subtropicale viene spesa per mantenere in vita e intensificare tali onde. L’intensificazione di un’onda è resa visibile appunto da un aumento della loro ampiezza dell’onda nel verso meridiano.  

 

eee(2).jpgE pertanto le stagioni non sono più quelle

Insomma, alla fine del processo si genererà, nel caso di nostro interesse, un’alta pressione subtropicale estesa fino al circolo polare e che abbraccia mezza Europa. Per di più in un’onda molto allungata nel verso dei meridiani, la componete di spostamento nel verso dei paralleli è quasi nulla per cui tali onde, oltre ad essere molto ampie, sono anche stazionarie o quasi e “bloccate” in loco anche settimane (anticicloni di blocco). 

BLOCCO.jpg

La prolungata persistenza di tali onde sulla medesima area giustifica alcune anomalie climatiche divenute via via più frequenti negli ultimi anni.

  • Più frequenti periodi con Temperature di gran lunga sopra media sopra media anche di 10 -15°C, come avvenuto alla fine di dicembre;
  • Aumento delle ondate di caldo estivo eccezionali;
  • Aumento degli eventi meteo estremi (alluvioni, nubifragi, trombe d’aria, incendi boschivi) perché ormai in genere è più forte che nel passato il contrasto termico con il primo impulso freddo, per lo più atlantico, che prima o poi raggiungerà l’area surriscaldata.

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N.B. Molte delle considerazioni sopra esposte sono state dedotte dalla seguente legge relativa alle onde planetarie

C = U – P/K2

Ove P è una quantità legata al parametro f di Coriolis; C esprime la velocità di fase o di insieme di spostamento di una determinata onda; U la velocità media dei venti occidentali che scorrono lungo l’onda; K il numero di onde lungo tutto un parallelo.

Se C= 0 (onda stazionaria) allora occorre che U sia molto piccolo (in una onda di grande ampiezza i venti in effetti sono in prevalenza meridionali) ma sarebbe anche opportuno che L sia molto piccolo (poche onde) in modo da rendere grande P/k e quindi aumenta il contributo da sottrarre a U per far sì che il 2^membro, e quindi anche C, valga zero.

Articolo originale pubblicato per la prima volta da Mario Giuliacci



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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