In pubblicazione il 18 GEN 2022

Cinque anni fa la valanga che distrusse l'Hotel Rigopiano in Abruzzo

29 persone persero la vita


Fonte Immagine: Col. Mario Giuliacci

Cinque anni fa, il 18 gennaio 2017, una valanga di proporzioni gigantesche si verifico' in Abruzzo nel comune di Farindola. La slavina, distaccatasi da una cresta sovrastante, ha investito l'albergo Rigopiano-Gran Sasso Resort, causando 29 vittime. Il disastro è stato provocato sia dall'enorme quantità di neve caduta, fino a 4 metri, sia dalle diverse scosse di terremoto avvenute in quella mattinata con magnitudo fino a 5.4 nella zona di Amatrice. La forte nevicata aveva bloccato l'unica via di comunicazione che collega l'albergo col fondovalle ma nessuna turbina spazzaneve è stata utilizzata per liberare la strada. La valanga si è staccata nel pomeriggio dal massiccio orientale del Gran Sasso tra il Vado di Siella (1.725 m) e il Monte Siella (2.027 m), incanalandosi nella Grava di Valle Bruciata, un canalone coperto da un faggeto, sino a raggiungere l'albergo Rigopiano, che pare essere sorto su un pianoro di detriti venuti giù a valle con altre valanghe e che costituiva l'ampliamento di un ex rifugio di montagna precedentemente gestito dal CAI.

UNA FORZA CATASTROFICA CONTRO L'HOTEL
Secondo i dati dei Carabinieri forestali del servizio Meteomont la valanga che si è staccata dal crinale sopra l'Hotel Rigopiano poteva pesare fino a 120.000 tonnellate ed è scesa come 4000 tir a pieno carico a 100 km/h! "La valanga ha esercitato una pressione di 20 tonnellate al metro quadro, pur essendo una valanga medio-grande aveva una capacità distruttiva enorme. Basti pensare che un muro di mattoni può resistere al massimo ad una pressione di 0,3 tonnellate e nemmeno il cemento armato può contenere un fenomeno valanghivo simile", spiega Valerio Segor, dirigente del Servizio di Assetto idrogeologico dei bacini montani della Regione Valle d'Aosta e uno dei massimi esperti sull'arco alpino, che si trova in Abruzzo per gestire l'emergenza. La valanga - che aveva una massa di circa 50.000 tonnellate, un fronte di 500 metri, uno spessore di quasi tre metri, una velocità massima di 100 km/h e si è sviluppata per due chilometri - si è staccata da un pendio di 35 gradi (normalmente le valanghe spontanee di innescano sui pendii tra 27 e 42 gradi).

Dopo non aver dato ascolto ai primi allarmi perchè ritenuti non attendibili la macchina dei soccorsi è partita dopo le 19.30 ma ha dovuto fare i conti con metri di neve sulla strada: anche l'avanzata della turbina spazzaneve è stata ostacolata dalla presenza di tronchi e detriti mescolati a neve sulla strada. Vista la nevicata incessante, e nell'impossibilità di utilizzare elicotteri per il maltempo, i soccorritori della Guardia di Finanza e del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (CNSAS) decidono di staccarsi avanzando con gli sci dalla colonna dei mezzi di soccorso che proseguiva con la turbina spazzaneve, dirigendosi alla volta dell'hotel. Dopo più di due ore di avvicinamento, il gruppo riesce a raggiungere l'hotel verso le quattro del mattino, soccorrendo i due superstiti, un ospite ed un impiegato dell'albergo, che nel frattempo avevano trovato rifugio in un'autovettura. Le operazioni di ricerca sono terminate il giorno 26 con il bilancio finale di 29 vittime e 11 superstiti.





Fonte Articolo: Andrea Raggini

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