In pubblicazione il 17 MAG 2020

Le "vecchie" influenze invernali da virus infettavano circa 6 milioni di Italiani

Ma paradossalmente Il freddo è poco responsabile


Fonte Immagine: pinterest.it

 

 Nel passato la rilevazione dei dati delle sindromi influenzali iniziava sempre nella 42esima settimana dell’anno (fine ottobre)  e terminava nella 17esima settimana dell'anno successivo, salvo deroghe, come nel 2020,  legate alla grave situazione epidemiologica nazionale.

Mediamente le sindromi influenzali colpivano ogni anno il 10% circa (quasi 6 milioni!) della popolazione italiana. Il picco influenzale di solito si verificava all’inizio del mese di febbraio, sebbene nelle ultime due stagioni influenzali del 2018 e del 2019 il picco epidemico ha avuto un anticipo di circa un mese.

Ma ecco le cause di insorgenza di influenza in inverno

 

Il freddo poco imputabile

Le basse temperature e il freddo dell’inverno portano spesso raffreddore, tosse, mal di gola, ma non è il freddo la causa di queste patologie invernali, o comunque non il solo.

Il freddo può debilitare e indebolire il nostro organismo ma  è non stata trovata  una stretta  correlazione  tra l’intensità del freddo e le infezioni virali o batteriche. Del resto se il freddo fosse il nemico numero uno, allora nei paesi tropicali le influenze dovrebbero essere assenti e invece non è così.

 


La carenza di luce solare

Alcune ricerche hanno messo in luce una correlazione fra il calo dei livelli di vitamina D e la minore resistenza del sistema immunitario, che avrebbe meno difese contro virus e batteri. In inverno, c’è meno luce solare sia intensità sia in numero giornaliero di ore con luce  e quindi il livello della vitamina D risulta più basso.

 

Ambienti chiusi e riscaldati, imputato numero uno

Nei mesi invernali si vive più spesso in ambienti chiusi, riscaldati e con poco ricambio d’aria. Ma  quanto più il riscaldamento è elevato e  tanto più rende l’aria piuttosto secca. Quando il livello di umidità si abbassa, tendiamo ad ammalarci più facilmente e questo accade probabilmente perché l’aria secca favorirebbe la diffusione e l’infettività dei virus.

 

Ambenti chiusi, caldi e affollati, la miscela più esplosiva

Se poi in un ambente chiuso e scaldato vi poi è un elevato numero di persone allora  ovviamente è favorita al massimo la circolazione di batteri e virus.



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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