In pubblicazione il 22 APR 2019

Cos’è l’ingegneria climatica? Si può modificare il clima?

Tra le iniziative per combattere il cambiamento climatico le più controverse coinvolgono questa particolare disciplina


Fonte Immagine: NASA

 

Che cos’è l’ingegneria climatica? Davvero può salvarci dall’imminente disastro causato dal cambiamento climatico? Difficile dare una risposta alla seconda domanda, soprattutto considerando che l’ingegneria climatica è in realtà un’applicazione della geo-ingegneria e, in pratica, rappresenta l’intervento, deliberato e su grande scala, dell’Uomo nel sistema climatico, con l’obiettivo appunto di ridurre e riparare i danni provocati dal Global Warming.

Insomma, l’obiettivo sarebbe quello di modificare coscientemente il clima così da riparare alle modifiche che, invece, abbiamo causato in maniera involontaria: in tal senso l’ingegneria climatica si propone come terza attività di contrasto al cambiamento climatico, assieme a mitigazione e adattamento. Le strade attraverso cui l’ingegneria climatica intende raggiungere il suo obiettivo sono fondamentalmente due: rimozione dell’eccesso di anidride carbonica (efficace gas serra) dall’atmosfera e gestione del flusso di radiazione solare incidente.

In realtà, gli stessi scienziati che studiano progetti di geo-ingegneria sul clima, sottolineano come tale tecnica non si possa sostituire alle politiche di mitigazione (riduzione delle emissioni di gas serra), ma vada casomai considerata come pratica che possa aiutare a rendere ancor più efficaci tali politiche. Inoltre, vi sono ancora seri dubbi su quanto, in relazione al bilancio costi-benefici, tali attività di ingegneria climatica siano effettivamente convenienti. In ultimo, ma forse ancor più importante, numerosi scienziati nutrono dubbi sul fatto che si possano effettivamente gestire tutti gli effetti collaterali (sul clima e sull’ambiente in genere) dei diversi progetti di ingegneria climatica.

Ma quali sono le tecniche di ingegneria climatica già operative o comunque in fase di studio? Nell’ambito della riduzione delle concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera nel Mondo sono già operativi alcuni impianti attraverso i quali vengono sottratte all’atmosfera grandi quantità di anidride carbonica che poi viene “pompata” e immagazzinata nel sottosuolo. La tecnica, nota come CCS (Carbon Capture and Storage), dopo l’entusiasmo iniziale con cui era stata accolta, sembra in realtà dare risultati piuttosto deludenti: a fronte di costi importanti infatti i risultati (in termini di rimozione della CO2 dall’atmosfera) sarebbero modesti.


La gestione della radiazione solare incidente si pone invece come obiettivo di ridurre la quantità di calore che la Terra riceve dal Sole, così da compensare l’eccesso di energia trattenuto da gas serra: una metodologia nota come Solar Radiation Management /SRM). Per ottenere un tale risultato alcuni studi propongono di spargere nell’atmosfera delle particolari sostanze, capaci di riflettere la radiazione solare e di limitare quindi la quantità di energia che raggiunge la superficie terrestre. Si tratterebbe quindi di replicare, con sostanze ancor più efficaci, quanto in natura viene già fatto dalle grandi eruzioni vulcaniche che, iniettando nell’atmosfera grandi quantità di materiale, sono capaci di raffreddare momentaneamente il Pianeta. In occasione delle eruzioni più forti ed esplosive infatti nell’alta atmosfera vengono proiettate enormi quantità di polveri, ceneri e gas, alcuni dei quali (in particolare l’anidride solforosa, che poi reagendo con l’acqua si trasforma in acido solforico) molto efficaci nel riflettere la radiazione solare: di conseguenza.

Anche la NASA sta portando avanti un progetto di questo tipo, e avrebbe individuato nell’alluminio la sostanza ideale per raggiungere lo scopo. Tuttavia, anche in questo caso, risulta difficile trovare una sostanza e un metodo che risultino effettivamente convenienti in termini di costi-benefici. Inoltre, ed è l’aspetto più importante, le perplessità riguardanti le eventuali conseguenze su clima e ambiente sono ancor più grandi di quelle che accompagnano i metodi di rimozione dell’anidride carbonica: l’esperimento rischierebbe insomma di sfuggire di mano agli scienziati, causando sconvolgimenti planetari difficili anche solo da immaginare.

Insomma, per quanto l’ingegneria climatica proponga diversi progetti, alcuni dei quali peraltro già operativi, al momento non risulta in alcun modo possibile governare le dinamiche le clima e, molto probabilmente, non lo sarà neanche in futuro. 



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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