In pubblicazione il 10 MAG 2019

L'11 maggio è la Giornata nazionale della cefalea

Spesso le cause sono  dovute a fattori meteo


Fonte Immagine: Col. Mario Giuliacci

 

Secondo l’OMS questa patologia causa la maggior disabilità nella fascia di età tra i 20 e i 50 anni

Il mal di testa è infatti un disturbo molto diffuso e dalle mille sfaccettature: si pensi che sono stati classificati 13 diversi tipi di mal di testa e decine di sottoclassi; si pensi anche che solo il 5% della popolazione italiana dichiara di non averne mai sofferto, mentre per il 50% gli attacchi di cefalea sono spesso “forti e debilitanti”; si pensi inoltre che per quanto la maggior parte delle volte si tratti solo di un fastidio più o meno intenso, nel 12% dei casi il mal di testa è una vera e propria malattia. Insomma con il mal di testa e in generale con la salute non si scherza.

I possibili fattori scatenanti sono parecchi, anche banali: dormire troppo o troppo poco, digiunare o fare pasti troppo abbondanti, stare in luoghi chiusi e poco aerati per troppo tempo, consumare determinati cibi o bevande (vino rosso, cioccolato, insaccati), rimanere troppo tempo al sole. Ma ci sono anche alcune condizioni meteorologiche che ne favoriscono l’insorgere. 

Ad esempio, capita di sentire frasi tipo: “Questo vento mi fa venire il mal di testa” oppure “Che caldo, non riesco neanche a ragionare”. 

Il vento e il caldo possono essere gli elementi scatenanti di un mal di testa, se non addirittura la vera e propria causa. 

Ne sanno qualcosa gli abitanti delle nostre regioni nordoccidentali (Piemonte, Val d’Aosta e Lombardia), dove sono frequenti durante l’anno gli episodi di Föhn. Si tratta di un vento caldo, spesso di forte intensità che dà sì giornate di cielo terso su queste zone, ma che a molte persone causa anche stanchezza, irritazione, nervosismo e mal di testa. Oltre ad avere difficoltà ad addormentarsi, il meteoropatico rischia anche di svegliarsi con la testa come un pallone. 


La regione italiana dove è più alto il numero di persone che soffrono di cefalea è la Sardegna, sicuramente la nostra regione più ventosa.

Per quanto ci siano giunte alcune pubblicazioni risalenti al 18° secolo nelle quali già si cercava un legame tra meteorologia e mal di testa, solo nel 1981 due Canadesi, Nursall e Phillips, hanno iniziato a studiare scientificamente il legame. Sono giunti alla conclusione che un tempo bello e stabile, con temperature massime comprese tra 15 e 25 gradi e un tasso medio di umidità, cioè un classico regime anticiclonico primaverile, siano le condizioni migliori perché non si scateni un mal di testa. Al contrario, caldo e umidità nei bassi strati, calo di pressione atmosferica, aumento della nuvolosità, venti sostenuti, cioè la fase di passaggio di un fronte caldo o di avvicinamento di un fronte freddo sembrano essere le condizioni favorevoli all’insorgere di una cefalea. Inoltre condizioni climatiche avverse possono anche accentuare l’intensità di un attacco già in corso. 

Il momento peggiore è uno o due giorni prima dell’arrivo di un minimo di pressione. 

Le stagioni peggiori sono sicuramente l’autunno e la primavera, quando l’accentuata variabilità delle condizioni meteorologiche mette continuamente alla prova le nostre resistenze.

In generale il principale elemento scatenante è un’alterazione delle proprietà elettriche dell’atmosfera, che si verifica in effetti nelle condizioni descritte sopra: l’arrivo di un temporale, venti forti e più in generale i cambiamenti del tempo sono tutti fenomeni in grado di alterare l’equilibrio elettrico dell’aria. Una volta passata la causa, anche l’effetto tende a diminuire, fino a scomparire anche in breve tempo. Alla base di tutto questo sembra esserci un’eccessiva reazione da parte del sistema nervoso centrale alle mutate condizioni ambientali, come suggerisce il fatto che spesso i meteoropatici sono anche persone ansiose.

Articolo tratto dall'Opera "Dottore, mi fa male il tempo" - Autori M.Giuliacci, E.Giuliacci, P. Corazzon .AlphaTest ediore



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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