In pubblicazione il 11 SET 2019

Proposta shock: l'acqua radioattiva di Fukushima nel Pacifico

Lo spazio a disposizione per ospitare l'acqua contaminata sta terminando, dove metterla?


Fonte Immagine: web

 

Un milione di tonnellate di acqua radioattiva nell'Oceano Pacifico. E' la proposta shock del ministro dell'Ambiente giapponese Yoshiaki Harada parlando della situazione della centrale nucleare di Fukushima. Le dichiarazioni hanno fatto il giro del Mondo ed hanno provocato scompiglio anche all’interno del governo di Tokyo. 

Tre dei sei reattori della centrale di Fukushima hanno subito un tracollo dopo il terremoto di magnitudo 9 avvenuto al largo delle coste nordorientali del Giappone nel marzo 2011. Il terremoto aveva indotto una serie di tsunami che hanno messo fuori uso il sistema di raffreddamento della centrale, portando al secondo disastro nucleare dopo Chernobyl. I reattori danneggiati sono stati costantemente raffreddati, al fine di evitare nuove fughe radioattive. L'acqua utilizzata e diventata radioattiva è stata poi stoccata in serbatoi d'acciaio. Ora, però, lo spazio a disposizione per ospitare i quasi mille "contenitori speciali" sta terminando. La società che gestisce l'impianto nucleare ha reso nota la data-limite dopo la quale sarà esaurito lo spazio disponibile per stoccare l'acqua radiattiva: il 9 agosto 2022.

Greenpeace, che ha definito la proposta dell'onorevole Harada “del tutto imprecisa sia scientificamente che politicamente. Al governo giapponese sono state presentate opzioni tecniche, anche da parte di compagnie nucleari statunitensi, per rimuovere il trizio radioattivo dalle acque contaminate - finora ha però scelto, per motivi finanziari e politici, di ignorarle".

Se liberata in mare si stima che ci vorranno diciassette anni prima che la radioattività sia sufficientemente diluita da essere scesa al di sotto dei livelli di guardia. 

 


 

 

 

 

Tra le opzioni di azione non ancora vagliate dal governo c'è la possibilità di seppellire il liquido in pozzi di calcestruzzo al di sotto della superficie terrestre o di iniettarlo in strati geologici profondi. 



Fonte Articolo: Andrea Raggini

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