In pubblicazione il 10 LUG 2019

Se i cinesi hanno occhi a mandorla è a causa del clima

Le condizioni climatiche hanno una forte influenza sui tratti somatici e spiegano alcune differenze caratteristiche di popolazioni che abitano luoghi lontani del Globo


Fonte Immagine: Pixbay

 

Il clima e le sue variazioni influenzano usi e costumi dei tanti popoli che abitano il Pianeta. Ma forse, per essere davvero corretti, dovremmo dire che il clima influenza usi, costumi e… aspetto dei diversi popoli! Numerosi studi infatti confermano come le dimensioni e la morfologia corporea delle popolazioni umane siano state determinate in modo significativo da graduali adattamenti (quelli tipici dei processi evolutivi) ai fattori ambientali, e in modo particolare alle componenti climatiche.

Ad esempio il colore della pelle varia in rapporto alla quantità di raggi ultravioletti (UV) che caratterizza la regione d’origine, e in generale a una maggiore quantità di UV corrisponde una più elevata concentrazione di melanina. E tutto ciò spiegherebbe anche il colore scuro delle popolazioni della fascia tropicale.


Ma anche altri caratteri somatici indicano, evidentemente, un processo di adattamento al clima: la forma e le dimensioni della testa, la grandezza del naso, le caratteristiche dei capelli, le proporzioni del tronco e degli arti, il rapporto superficie/massa corporea, sarebbero tutti legati al clima delle regioni d’origine. E a questi meccanismi di adattamento appartiene senz'altro anche la forma a mandorla dell'occhio delle popolazioni orientali asiatiche. 

L'occhio a mandorla è infatti tipico delle popolazioni costrette a vivere in ambienti aridi e freddi, come le regioni interne dell’Asia (nell’immagine le steppe siberiane). Si ritiene che tale forma costituisca una sorta di protezione contro il freddo eccessivo, la polvere o il riverbero del sole sulla neve.  Addirittura nella palpebra superiore  dei Mongoli  è presente la "plica naso palpebralis", detta anche plica mongolica, ritenuta anch’essa una mutazione sviluppatasi per adattarsi meglio al vento gelido che soffia nel Deserto del Gobi.



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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