In pubblicazione il 10 GIU 2019

Trombe d’aria o tornado: decalogo di difesa

Scatena venti  a 100-150 km all’ora e pressioni orizzontali di molti quintali per metro quadrato


Fonte Immagine: pinterest.com

 

Le trombe d’aria (sinonimo di tornado) sono il fenomeno meteorologico più violento. Per di più negli ultimi 20 anni la sua frequenza in Italia è più che raddoppiata. 

Il fenomeno è pericoloso e distruttivo a seguito della pressione enorme esercitata dal vento sulla superfice verticale degli oggettiincontrati. 

Ad esempio un vento di 100 km/ora prova su una superfice verticale di 1 m2   -  come sulla mura perimetrali di un edificio - una spinta di circa 3.5 quintali!


Ecco allora un decalogo sul come comportarsi nel caso malaugurato in cui si dovesse incappare nel temibile fenomeno:

In casa

  • stare lontani da porte e finestre, in genere facilmente frantumate dalla violenza del vento;
  • non rifugiarsi in mansarda perché anche il tetto viene di solito divelto dalla furia del vento;
  • rintanarsi ai piani più bassi, in cantina o in taverna;
  • staccare gli interruttori della luce e del gas per evitare corti circuiti e perdite di gas, a seguito dei danni provocati dal vento;
  • non toccare i rubinetti dell’acqua perché i fulmini della nube temporalesca che genera la tromba, si propagano anche attraverso le condutture metalliche;

Fuori casa…

  • non ripararsi in prossimità di alberi, pali alti, strutture metalliche, distese liquide, perché attirano i fulmini;
  • non ripararsi a ridosso dei muri perimetrali delle case o delle strade perché possono crollare sotto l’enorme spinta del vento;
  • non rifugiarsi in strutture prefabbricate - come quelle, ad esempio di molti centri commerciali -  perché in genere non  sopportano la furia del vento di una tromba d’aria;
  • abbandonare immediatamente auto o roulotte perché possono essere trascinate via dal vento;
  • in mancanza di più idonei rifugi, distendersi supini a terra, possibilmente negli avvallamenti più profondi del terreno, coprendosi la testa con le mani.


Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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