In pubblicazione il 12 GEN 2020

Un Inverno d’altri tempi, possibilità ormai rare

Ricorre propio in questi giorni uno degli eventi più freddi da quanto esistono le registrazioni meteorologiche automatiche


Fonte Immagine: Roberto Nanni

 

Il fatto sconcertante di incontrare conoscenti per strada in un sabato di Gennaio qualsiasi, dove la mattinata scorre via veloce tra le vie del centro storico riminese assiepate di persone sul mercato, quando dopo un paio di discorsi intavolati su argomenti differenti chissà perché si finisce sempre per discutere su quesiti più oggettivi: ” Ma che freddo fa ? ” ” Si stava meglio a Dicembre ” ” Speriamo arrivi presto l’Estate ” ecc…ecc… 

Lungi il sottoscritto parlare dei cambiamenti climatici sarebbe stato troppo semplice, allora si replica facendo riferimento a quanto possa essere corta la memoria climatica di un individuo, sopratutto quando ci si rivolge a persone di età superiore ai quaranta anni, dove i processi di adattamento ambientale hanno influito maggiormente rispetto alla nuova generazione. Ricorre propio in questi giorni uno degli eventi più freddi da quanto esistono le registrazioni meteorologiche automatiche, non solo del nostro territorio ma bensì per tutta la regione tali da far invidia agli inverni passati del ’56 e del ’29.

Ripercorrendo alcuni di quei passaggi che caratterizzarono il ” generale Inverno ” del 1985, due furono le perturbazioni particolarmente significative per la Romagna; La prima che tra il 4 e il 5 Gennaio nella sua veloce discesa da nord, interessò le nostre regioni con tormente di neve che si mostrarono particolarmente intense sulle regioni orientali, abbondanti rovesci di neve investirono il ferrarese e la Romagna, depositando tra i 20 e i 35 cm di neve, con fenomeni temporaleschi e forte vento che toccò i 115 Km/h a Marina di Ravenna e 94 Km/h a Rimini. ” 

La città e tutta la riviera si sono svegliate sotto l’infuriare di una bufera in piena regola: raffiche di bora di eccezionale violenza hanno rovesciato in poche ore tonnellate di neve mentre il mare, forza 8, ribolliva paurosamente.[…] La visibilità è ridottissima a causa della bufera di neve, le acque del porto canale stanno superando le banchine tracimando sulla sede stradale“, citava il Resto del Carlino ” Mentre la neve e il vento spezzano cavi elettrici e inclinano paurosamente alberi d’alto fusto, lungo la costa la mareggiata picchia con ondate simili a magli sulle strutture balneari. Stabilimenti crollati, allagamenti e danni a non finire. Il bilancio si prevede molto grave […] Mai così tanta da anni, ma soprattutto piombata sulla riviera, la città e l’entroterra con una violenza senza precedenti.

Una bora fortissima che ha «infilato» la neve ovunque, fin dentro le cabine dell’Enel. Molti comuni del circondario e più quartieri della città senza corrente elettrica: buio e riscaldamenti spenti. Un disagio enorme. Intensa mareggiata con banchine scavalcate dall’acqua, scogliere «scomparse», arenili attaccati a fondo, barche in sussulto permanente con ormeggi al limite della resistenza. Lo spettro dell’erosione ancora in primo piano. A Bellaria i danni maggiori di un mare impazzito: saltate, in prossimità del porto, più cabine e sfasciato un chiosco bar. Traffico in crisi ovunque con servizi di pulizia delle strade colti di sorpresa.”.

Ma questo fu solo l’antipasto poiché i giorni successivi dopo una breve pausa trascorsi all’insegna del bel tempo e con temperature eccezionalmente fredde per il periodo, un nuovo impulso artico era destinato a raggiungere il Mediterraneo con l’intento di portare nevicate diffuse sul nord Italia ed in modo particolare in Emilia Romagna con precipitazioni nevose tra i 20 e i 40 cm, sia nella pianura interna, che nelle zone costiere.


In Romagna le nevicate si protrassero fino alla notte tra il 9 e il 10 Gennaio, accumulando altri 20-40 cm con forte bora che a Marina di Ravenna toccò i 120 Km/h. “ Vi è tuttavia da osservare che le temperature di questi giorni sono da considerarsi eccezionalmente basse soprattutto se si tiene conto che siamo appena all’inizio dell’inverno astronomico e ad un mese dall’inizio meteorologico.

Il progressivo raffreddamento invernale del nostro emisfero è quindi ancora nella fase iniziale. Insomma, vi sono tutte le premesse per far ritenere che le sorprese dell’inverno siano appena agli inizi.”  citava la famosa testata giornalistica locale. E così fu, visto che la storia ci racconta che il manto nevoso sul capoluogo turistico complessivamente sfiorò i 50 centimetri, mentre molto più alto risultò nell’entroterra ed in particolare a San Marino dove i centimetri raggiunti furono addirittura 90.

Ma l’emergenza neve non fu il solo dei problemi ad ostacolare le normali attività quotidiane; alle abbondanti nevicate si fece strada un cielo sempre più sereno complice di una rimonta anticiclonica che proiettò tutta la regione nella morsa del ghiaccio. Tre giorni in cui favoreggiati dall’albedo ovvero la perdita di calore per irraggiamento dovuto alla spessa copertura nevosa, nonché dall’inversione termica che caratterizzò particolarmente le aree della bassa pianura, i termometri scesero a valori ancora oggi inimmaginabili ( -24,8°C a San Pietro Capofiume – BO ) trasportando il nostro territorio in un ambiente d’altri tempi.

In Romagna vennero registrate delle minime assolute storiche di -19,0 °C presso la stazione meteorologica di Forlì, di -17,2 °C alla stazione meteorologica di Rimini Miramare e di -16,5 °C presso la stazione meteorologica di Cervia; la stazione meteorologica di Ravenna Punta Marina scese a -13,8 °C facendo registrare il record mensile di gennaio, a soli 0,2 °C dal record assoluto del 15 febbraio 1956. Ebbero la peggio i comuni dell’entroterra rimasti privi di corrente elettrica per diversi giorni, senz’acqua per le rotture degli acquedotti o per il congelamento degli impianti sanitari, isolati a causa dei guasti alle centraline telefoniche.

Le temperature rimasero negative anche durante il giorno da vanificare gli sforzi di disgelo, mentre il porto canale intrappolò in una morsa di ghiaccio le proprie imbarcazioni, i marciapiedi si trasformarono in piste di pattinaggio ed incalcolabili furono i danni che subirono tantissime attività turistiche.

Roberto Nanni Tecnico Meteorologo Certificato e divulgatore scientifico di AMPRO Associazione Meteo Professionisti



Fonte Articolo: Roberto Nanni

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