In pubblicazione il 27 APR 2021

Cambiamenti climatici: il progetto di Azione contro la Fame per aiutare gli allevatori del Sahel con l’intelligenza artificiale

Importantissimo progetto dell'organizzazione umanitaria specializzata nella lotta alla malnutrizione infantile condotto con l'aiuto dell'ESA


Fonte Immagine: Raphaël de Bengy

C'è un nuovo progetto, davvero innovativo, di Azione contro la Fame, organizzazione umanitaria internazionale specializzata nella lotta alla fame e alla malnutrizione infantile. Il progetto è promosso in collaborazione con l’ESA (European Space Agency), Agenzia Spaziale Europea, e combina immagini satellitari e dati raccolti dai pastori. Obiettivo: monitorare la siccità nel Sahel e guidare gli allevatori verso pascoli migliori, in un’area caratterizzata da siccità e inondazioni intense e considerata, attualmente, “epicentro” della fame.


Un messaggio radio, promosso in diverse lingue locali, che indica una nuova via ai pastori, affinché possano trovare una terra capace di nutrire il bestiame. Un “bollettino”periodico che comunica ai governi locali e ai donatori le zone in cui le scorte di acqua sono quasi esaurite. Tali attività, oggi, sono possibili, in Sahel, grazie all’avvento di un “sistema di allerta precoce” basato sulla combinazione di dati e intelligenza artificiale. L’iniziativa è stata sviluppata da Azione contro la Fame - organizzazione umanitaria internazionale specializzata nella lotta alla fame e alla malnutrizione (www.azionecontrolafame.it) - in una delle regioni al mondo più colpite dalla crisi climatica ed uno degli epicentri della fame; un’area in cui 374.000 bambini soffrono di malnutrizione acuta.


IL SISTEMA DI AZIONE CONTRO LA FAME

Il sistema, consultabile al sito www.sigsahel.info, suggerisce i punti in cui si trovano i migliori pascoli e fonti idriche e, allo stesso tempo, consente di prevenire potenziali emergenze. Quando l’allarme viene lanciato per tempo, infatti, le autorità locali e le organizzazioni possono mettere in atto misure tese, da un lato, a scongiurare una eventuale criticità futura e, dall’altro, a promuovere interventi più sostenibili dal punto di vista economico.   

Si tratta di un progetto avviato, nel 2007, grazie alla collaborazione con l’Agenzia spaziale europea (ESA) - ha dichiarato Didier Verges, responsabile prevenzione e resilienza alle calamità di Azione contro la Fame - L’idea, allora, era semplice: utilizzare il telerilevamento per monitorare, in tempo reale, lo stato della biomassa, con l’obiettivo di guidare i pastori della regione verso zone migliori in cui effettuare il pascolo. Recentemente, in collaborazione con la Banca Mondiale e la Fondazione Principe Alberto II di Monaco, abbiamo ampliato l’area di copertura del programma e migliorato gli algoritmi per integrare immagini ad alta risoluzione delle acque superficiali e delle biomasse. In 107 siti di cinque Paesi (Mali, Niger, Senegal, Mauritania e Burkina Faso] vengono raccolte informazioni ogni 10 giorni sulle condizioni dei pascoli. La necessità di ampliare le informazioni sulle aree del Sahel durante la pandemia ci ha, infine, sollecitato a collaborare con la federazione regionale delle associazioni pastorali, triplicando così il numero di siti selezionati per raccogliere le informazioni”. 

IL DUPLICE OBIETTIVO DI AZIONE CONTRO LA FAME

Si tratta di un progetto che assume un doppio valore per i pastori, in una regione in cui il 40% della popolazione dipende dall’allevamento. La chiusura delle frontiere a causa del Covid-19, oltre che le violenze in corso in luoghi come il nord del Mali, ha lasciato 12 milioni di persone senza cibo. Il “sistema di allerta precoce” predisposto da Azione contro la Fame, combinando e analizzando i dati, si pone un duplice obiettivo: comunicare, attraverso programmi radiofonici locali, con i pastori che hanno sempre più difficoltà a trovare acqua e foraggio, in una zona dove il deserto avanza inarrestabile; fornire alle autorità e ai donatori informazioni allo scopo di favorire risposte rapide per evitare crisi alimentari. 



Villaggio di Kolondimba, Mali (foto: Olivia Gay)

Tale sistema - ha aggiunto Simone Garroni, direttore generale di Azione contro la Fame - non rappresenta l'unica soluzione promossa dall’organizzazione nell’ottica di fronteggiare il cambiamento climatico nel Sahel. Azione contro la fame, presente dal 1995 in otto Paesi della regione, sviluppa altre attività: la costruzione di piccole infrastrutture idrauliche per trattenere l’acqua piovana(note come “mezzelune del deserto”, ndr), la promozione di colture più resistenti adatte anche a zone colpite dalla siccità, l’agroecologia che consente di riattivare le economie locali, evitando così gravi crisi come quelle vissute dalla regione negli anni 2005, 2008, 2012 e 2018”. 

Azione contro la Fame è un'organizzazione umanitaria internazionale leader nella lotta contro le cause e le conseguenze della fame e della malnutrizione. Da 40 anni, salva la vita di bambini malnutriti, assicura alle famiglie acqua potabile, cibo, cure mediche e formazione, consentendo a intere comunità di vivere libere dalla fame. Nel 2019, a livello globale, Azione contro la Fame ha curato 654 progetti. Grazie al suo network internazionale ha raggiunto, complessivamente, oltre 17 milioni di persone in quasi 50 Paesi. L’organizzazione, grazie al suo staff prevalentemente locale, lo scorso anno ha risposto, efficacemente, a ben 43 emergenze.



Fonte Articolo: Azione contro la Fame

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