In pubblicazione il 17 GIU 2015

Il perché del Buco d’Ozono Artico del 2011

Fra le cause il clima e anche il comportamento umano


Fonte Immagine: NASA

 

Normalmente il Buco d’Ozono interessa solo il Polo Sud e non, al contrario, il Polo Nord, perché al di sopra della regione artica difficilmente risultano contemporaneamente presenti i tre ingredienti fondamentali per questo fenomeno: alte concentrazioni di composti del Cloro, temperature estremamente basse e radiazione solare in quantità sufficiente. La colonna atmosferica al di sopra dell’Antartide è infatti solitamente più fredda di quella sopra il Circolo Polare Artico, e durante l’inverno si forma così un maggior numero di Polar Stratospheric Clouds (PSC – Nubi Polari Stratosferiche), in cui vengono conservati quei composti del cloro che poi a inizio primavera si attivano grazie al ritorno della radiazione solare.

Tuttavia a marzo 2011 per la prima volta nel corso degli ultimi decenni il Buco d’Ozono (definito come regione in cui la colonna atmosferica presenta concentrazioni di questo gas inferiori a 220 DU) è stato osservato anche al di sopra del Polo Nord. L’evento è stato testimoniato dai dati raccolti dallo strumento OMI (Ozone Monitoring Instrument) montato sul satellite Aura della NASA: come mostra l’immagine infatti il 19 marzo 2011 in una vasta regione sopra l’Artide le concentrazioni di ozono sono scese al di sotto dei 220 DU (area colorata d’azzurro), e appare evidente la grande differenza rispetto al 2010, annata caratterizzata da una situazione “normale”.

Cosa sia successo lo hanno spiegato gli scienziati del Goddard Space Flight Center della NASA. Analizzando i dati raccolti dai satelliti infatti hanno scoperto che agli inizi del 2011 nella Stratosfera al di sopra del Polo Nord ha fatto freddo come mai prima nei precedenti 30 anni!


Così le temperature stratosferiche insolitamente basse hanno portato alla formazione di una gran numero di Nubi Polari Stratosferiche anche al di sopra del Polo Nord, dove l’altro ingrediente fondamentale della “ricetta”, ovvero i composti del cloro di origine umana, non mancano. Ecco perché a marzo 2011, non appena la radiazione solare tornò a illuminare anche le alte latitudini dell’Emisfero Nord, nella Stratosfera Polare si sono liberate grandi quantità di Cloro con una conseguente notevole distruzione dell’ozono stratosferica.

L’eventuale creazione di un Buco d’Ozono più ampio e insistente al di sopra del Polo Nord sarebbe assai più preoccupante di quello che oramai da decenni si presenta ogni anno al di sopra del continente antartico: come mostra anche l’immagine (dove in rosso viene descritta la densità di popolazione) il Buco d’Ozono artico interesserebbe una regione, quella a nord della linea rossa, altamente popolata, mettendo quindi seriamente a rischio la salute di milioni e milioni di persone.



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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