In pubblicazione il 9 FEB 2016

Come deviare un asteroide. All'impresa parteciperà anche l'Italia

Ian Carnelli dell’Esa racconta come riusciremo a raggiungere un sistema di asteroidi binario e a defletterne la traiettoria. Grazie a un missione frutto della collaborazione tra Esa e Nasa . www.wired.it


Fonte Immagine: ESA

 

Al momento, in lista sono 514. La lista di cui parliamo è una di quelle in continuo aggiornamento e contiene osservati decisamente speciali: asteroidi, o più correttamente alcuni Neo,  Near-Earth Object, oggetti spaziali la cui orbita può intersecare quella terrestre, con probabilità di impatto non uguale a zero. Ovvero Neo che potrebbero (chi più chi meno) scontrarsi con la Terra. La buona notizia è che le osservazioni sono continuamente in corso e le probabilità di impatto sono continuamente aggiornate, e tra questi osservati speciali dell’Agenzia spaziale europea (una lista simile è tenuta dalla Nasa) nessuno desta particolare apprensione tra gli scienziati. Ma cosa accadrebbe se un giorno un asteroide si trovasse in rotta di collisione con la Terra?

Rappresentazione artistica della missione Aim dell'Esa (foto:ESA - ScienceOffice.org)

Tra i vari progetti che le principali agenzie spaziali hanno messo in campo per sviluppare strategie di difesa da potenziali impatti, spicca Aim, l’Asteroid Impact Mission dell’Esa, a capo della quale c’è un italiano: Ian Carnelli, attualmente trapiantato a Parigi, presso la sede centrale dell’Agenzia spaziale europea.

Missione al momento tra le più promettenti in Europa per testare una tecnica di deflessione e raccogliere dati essenziali alla comprensione di questi piccoli corpi celesti. Ma fino alla fine dell’anno in forse. I fondi attuali coprono la fase di studio dettagliato della sonda e dei suoi strumenti, ma le risorse necessarie alla costruzione della sonda Aim verranno decise solo alla fine della riunione ministeriale dell’Esa, attesa per novembre.

Ma il piano d’azione per Aim è già pronto, come racconta a Wired Italia Carnelli. “Se tutto andrà come previsto, riusciremo a far partire la missione Aim nell’ottobre del 2020 e a trasferirla, nel tempo record di un anno e mezzo, verso (65803) Didymos, in passaggio ravvicinato con la Terra nel 2022”Ravvicinato corrisponde a circa 15 milioni di chilometri (o 0,1 unità astronomiche) e sebbene possano sembrare distanze elevate non lo sono da un punto di vista astronomico. Anzi, rappresentano un’occasione ghiotta per gli scienziati, che possono così raggiungere gliasteroidi in tempi relativamente brevi e aver l’occasione di testare una delle principali strategie al vaglio per difendersi dalla minaccia di un possibile impatto. “Lo scopo principale di Aim, oltre che quello di raccogliere immagini di Didymos, studiare la struttura interna e testare nuove tecnologie per future missioni di esplorazione del Sistema solare, sarà soprattutto quello di dimostrare che si può modificare la traiettoria di un asteroide”. Per capire come e perché è meglio fare un passo indietro.

 

 


Didymos, come suggerisce il nome (in greco significa gemelli), è in realtà un sistema binario, costituito da un corpo maggiore, dal diametro di circa 800 metri, e un corpo minore che gli orbita intorno, una piccola luna (Didymoon) di circa 170 metri. E quella piccola luna è il principale target della missione. Target del cosiddetto impatto cinetico, una delle principali strategie con cui gli scienziati che si occupano di Neo potrebbero tentare in futuro di rispondere alla minaccia di un asteroide: “L’impatto cinetico, l’ipotesi più realistica contro la minaccia di un asteroide, consiste nello spedire una sonda nello Spazio per farla quindi scontrare con l’asteroide, facendolo così rallentare e costringendolo a cambiare traiettoria”,spiega Carnelli: “Le altre due strategie principali sono quelle dell’attrattore gravitazione – in cui si spedisce un oggetto, sostanzialmente massa, intorno all’asteroide di interesse per attrarlo e indurlo a cambiare traiettoria – e quella delle detonazioni nucleari”.

Le detonazioni nucleari sembrerebbero più adatte agli asteroidi di grandi dimensioni, con diametro maggiore di un chilometro, di cui però oltre il 90% sono noti (secondo previsioni matematiche) e non destano preoccupazioni, tanto che questa strategia pur ancora attuale non è quella di punta contro la minaccia asteroidi“D’altra parte quella dell’attrattore gravitazionale”, continua Carnelli: “richiede tempi lunghi per essere efficace, nell’ordine di diversi anni, motivo per cui la via più percorribile sembra essere quella dell’impatto cinetico. Adatta per minacce nel medio termine e corpi di medie o piccole dimensioni, ben al di sotto del km di diametro e sui quali si concentrano tutti gli sforzi di osservazione”. Quella a cui appunto Aim prenderà parte. Perché la sonda Aim non sarà sola.

Il lavoro sporco infatti spetterà al collega di Aim, la sonda Dart (Double Asteroid Redirection Test) in studio alla Nasa, quella che si impatterà sulla luna del sistema Didymos nell’ottobre del 2022 a circa 6 km/s mentre Aim attiverà tutti i sensori a bordo per misurare tutti gli effetti dell’impatto. Di fatto la sonda europea rimarrà a guardare, con attenzione. La missione nel complesso è nota come Aida (Asteroid Impact & Deflection Assessment).

Schema riassuntivo della missione congiunta Aida di Esa e Nasa di cui fa parte Aim (foto: Esa – ScienceOffice.org)

“Dart impatterà la luna di Didymos e secondo i calcoli effettuati ne provocherà un rallentamento di circa 0,4 mm al secondo”, continua il ricercatore: “Se il rallentamento sembra troppo piccolo per produrre degli effetti bisogna considerare che la velocità con cui la luna orbita l’asteroide è di circa 17 cm al secondo e in proporzione le modifiche all’orbita saranno visibilissime”. Prima e dopo l’impatto della sonda della Nasa alla controparte europea spetterà il compito di monitorare tutti i cambiamenti avvenuti dallo scontro, controllando traiettoria dei corpi, scattando fotografie degli asteroidi, misurando le caratteristiche di superficie e interne di Didymoon, il rilascio di polvere e l’eventuale presenza di molecole volatili. Per farlo Aim utilizzerà gli strumenti a bordo e il suo carico, composto da telecamere ottiche e infrarosso, due radars e di tre mini-sonde.

La sonda madre della missione Aim, gli strumenti e i siti di alloggio dei CubeSat e del lander Mascot (foto: Esa)

La prima è il piccolo lander Mascot-2, fratello di Mascot-1 già in viaggio sulla sonda giapponeseHayabusa 2, che sbarcherà sulla superficie di Didymoon (non vi ricorda forse Philae dellamissione Rosetta?). A formare il carico della sonda madre Aim due CubeSat che aiuteranno, tra l’altro, a testare una nuova rete di comunicazione tra satelliti nello Spazio profondo e alla cui realizzazione partecipano anche gli atenei italiani, la Sapienza Università di Roma e l’Università di Bologna.

“Riuscire a far partire Aim, e osservare cosa accade al sistema doppio di Didymos dopo l’impatto, ci permetterà di ricavare dei modelli matematici per applicare la tecnica dell’impatto cinetico ad altri corpi che un giorno potrebbero diventare pericolosi”. Mentre per fenomeni invece come quelli del meteorite di Chelyabinsk, piccoli e provenienti dalla parte del cielo illuminata dal Sole (e quindi non facilmente avvistabili), servirebbe una sofisticata rete di telescopi in orbita e a Terra, conclude Carnelli.

www.wired.it


Fonte Articolo: articolo originale su: www.wired.it ma da noi ripreso da http://www.blueplanetheart.it/

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