In pubblicazione il 6 MAG 2016

Il 9 maggio lo spettacolo di Mercurio davanti al sole

Spiegazione del fenomeno e consigli per osservarlo. L'ultima volta nel 2003


Fonte Immagine: web

 


Da Focus.it Lunedì 9 maggio, dalle 13:12 alle 20:42 ore italiane, vedremo Mercurio attraversare il disco solare, muovendosi da ovest verso est. Sette ore di spettacolo che molti hanno già definito evento astronomico dell'anno. Sarà il primo transito del pianeta più interno del Sistema Solare visibile dal nostro Paese da tredici anni, un evento di grande interesse scientifico a cui però è bene arrivare preparati, per non rimetterci la vista (e per non perderselo). Ecco dunque tutto quello che è utile sapere, a "domande e risposte", con due importante precisazioni: non sarà visibile a occhio nudo e per osservarlo, per esempio con un binocolo, occorre proteggere gli occhi con mezzi sicuri e non improvvisati. Più sotto, una mappa interattiva mostra dove l'Inaf (l'Istituto nazionale di astrofisica) osservazioni guidate. Che cosa si intende con "transito"? In astronomia, il transito è l'occultazione parziale o totale di un corpo celeste causata dal passaggio di un secondo corpo che si interpone tra il primo e l'osservatore. In questo caso, Mercurio si interporrà tra il Sole e la Terra, e oscurerà con la sua ombra una molto piccola frazione della nostra stella. Per ovvie ragioni di posizioni planetarie, dalla Terra è possibile osservare il transito davanti al Sole soltanto dei due pianeti più interni del Sistema, Mercurio e Venere. È un evento raro? Abbastanza. Le caratteristiche dell'orbita di Mercurio rispetto a quella terrestre fanno sì che un allineamento Sole-Mercurio-Terra, e quindi il transito di Mercurio davanti al Sole, si verifichi circa 13 volte in un secolo. La cadenza con cui avviene il fenomeno è irregolare, ma nel lungo periodo segue un pattern statistico riconoscibile in una volta ogni 7,4 anni circa. Questo però nel lungo periodo: nel breve periodo le cose vanno diversamente. L'ultimo transito di Mercurio osservabile dalla Terrà è stato l'8 novembre 2006, ma non era osservabile dall'Italia: l'ultimo transito osservabile dal nostro Paese è avvenuto il 7 maggio 2003, il prossimo è previsto nel novembre del 2019. Poiché l'orbita di Mercurio è inclinata di circa 7 gradi rispetto al piano dell'eclittica terrestre, il transito di Mercurio si può verificare soltanto quanto il piccolo pianeta e la Terra si trovano simultaneamente nell'intersezione dei due piani orbitali, ossia in due periodi dell'anno: a maggio e a novembre. I transiti di maggio sono in genere più lunghi, perché Mercurio si trova, in questo periodo dell'anno, nei pressi dell'afelio (il punto della sua orbita più lontano dal Sole). quanto dura il transito? Il transito del 9 maggio durerà 7,5 ore, dalle 13:12 alle 20:42, e rispetterà lo stesso orario più o meno in tutte le località italiane (con una differenza di qualche secondo, ma se siete pignoli, qui ci sono gli orari precisi). Il disco di Mercurio sarà visibile sulla sagoma brillante del Sole fino a quando la nostra Stella non sarà tramontata. La fase centrale del transito sarà alle 16:55 e la finestra ideale per le osservazioni, con il pianeta più o meno a metà del suo cammino, sarà dalle 16:00 alle 18:00. Come si vedrà Mercurio? Il transito seguirà una traiettoria mediamente centrale, da ovest a est (negli ultimi 80 anni ha avuto una posizione più centrata soltanto due volte, nel 1970 e nel 1973). Mercurio sarà visibile sotto forma di un "puntino" con un diametro apparente di 12 secondi d'arco, pari a un centocinquantesimo delle dimensioni apparenti della Luna piena. Saremmo molto fortunati, in termini fotografici, se transitasse accanto a una proturberanza solare, come accadde nel 2006, o a una macchia solare, perché ci permetterebbe di avere una specie di unità di misura per le dimensioni dei fenomeni tipici della nostra stella. Quando la sagoma del pianeta sarà entrata completamente nel disco solare potremo osservare il fenomeno della goccia nera, un effetto ottico per cui il disco del pianeta sembra deformarsi e assumere la forma di una goccia d'acqua che sembra pendere insistentemente dal bordo del Sole: è un effetto della turbolenza atmosferica della nostra stella, e anche della scarsa risoluzione di alcuni piccoli telescopi. Lo si potrà vedere a occhio nudo? Attenzione, assolutamente no, e non tanto per le sue ridotte dimensioni: soprattutto per l'abbagliante luminosità del Sole, e infatti non bisogna cercare di osservarlo a occhio nudo né con rudimentali strumenti fai-da-te. Occorreranno invece appositi filtri solari (certificati) da montare su un binocolo, un cannocchiale o un piccolo telescopio, capaci di schermare l'eccesso di luminosità solare. Anche le fotografie, con fotocamere o da cellulare, andranno scattate attraverso l'oculare dello strumento e mai direttamente. Per il transito valgono, quindi, le stesse raccomandazioni dell'eclisse: non cercate assolutamente di guardare il Sole a occhi nudi e neppure con occhiali da Sole, maschere da saldatore, vetri affumicati o altri strumenti rudimentali, perché rischiate gravi danni alle retine. I luoghi migliori per le osservazioni sono quelli ben ventilati e in mezzo al verde: gli alberi sono infatti in grado di trattenere in parte il calore solare, riducendo l'irregolarità dell'immagine. se non ho nessuno di questi strumenti? Si può osservare il transito in "diretta web" sui siti dei tre principali satelliti che seguiranno l'evento: il Solar and Heliospheric Observatory (SOHO) di Nasa ed Esa, il Solar Dynamics Observatory (SDO) della Nasa, e la missione solare Hinode, una collaborazione tra agenzie spaziali giapponese, americana ed europee. Per video e immagini, potete fare riferimento a questo link. Sul sito dell'Inaf, il nostro istituto nazionale di astrofisica, si potrà seguire l'evento con i commenti in italiano. Quali informazioni scientifiche ci darà il transito? Ci permetterà di raccogliere dati sull'esosfera di Mercurio, ossia ciò che resta della sua antica atmosfera, un sottile strato di particelle che si ionizzano a contatto con il vento solare. Proprio dalle osservazioni storiche dei transiti si intuì che Mercurio doveva aver perso la sua atmosfera: fu il grande navigatore James Cook, scrutando il transito dalla Nuova Zelanda insieme al suo astronomo di bordo, il 9 novembre 1769, a vedere che il disco di Mercurio di passaggio sul Sole era privo di quel tipico alone luminoso che mostrano i pianeti con atmosfera. In passato (nel 2003 e nel 2006), inoltre, i transiti di Mercurio e Venere ci hanno aiutato a determinare la misura del raggio del Sole (696.342 km) con un'incertezza di soli 65 km.


Fonte Articolo: Andrea Raggini

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