In pubblicazione il 12 AGO 2016

Tempo fa anche Venere era abitale

La clamorosa scoperta arriva dagli scienziati della NASA che hanno utilizzato potenti computer per ricostruire il clima passato di questo pianeta


Fonte Immagine: NASA

 

Oceani vasti ma poco profondi, grandi continenti coperti da spessi strati nuvolosi e temperature in superficie simili a quelle della Terra: forse è proprio così che appariva Venere molto tempo fa. Insomma, secondo i ricercatori del GISS (Goddard Institute for Space Studies) della NASA che hanno cercato di ricostruirne il clima degli albori, per oltre 2 miliardi di anni Venere doveva avere un aspetto simile a quello dell’immagine. 

Per giungere a queste conclusioni gli scienziati della NASA hanno utilizzato dei modelli fisico-matematici simili a quelli che si usano per simulare il clima del futuro sulla Terra. In particolare gli studiosi sono partiti dall’ipotesi che agli albori gli elementi che hanno formato Venere fossero molto simili a quelli che hanno dato origine alla Terra, e che poi il i processi evolutivi abbiano seguito percorsi differenti. Così i ricercatori hanno ipotizzato le condizioni originarie di Venere con un atmosfera simile a quella terrestre e oceani poco profondi, riempiendo d’acqua gli avvallamenti presenti sulla superficie del Pianeta. Sono state poi considerate le particolari caratteristiche orbitali/astronomiche del pianeta per simulare la sua evoluzione e l’intero studio è stato pubblicato questo mese sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters.

In particolare si è tenuto conto del fatto che ai tempi della formazione di Venere e della Terra il Sole era di circa il 30% meno attivo di oggi, ma poiché Venere si trova molto più vicino ad esso, la quantità di energia che riceveva era comunque di circa il 40% superiore a quella riceve oggi la Terra. Inoltre, a causa della lenta rotazione attorno al proprio asse (un giorno venusiano equivale a 117 giorni terrestre), durante ogni singola giornata la superficie di Venere riceveva tanta energia quanta ne riceve la superficie della Terra nell’arco di quasi tre mesi.

Nonostante ciò le simulazioni, sorprendentemente, hanno descritto un pianeta caratterizzato da un clima molto simile a quello terrestre e quindi, in teoria, abitabile. Tutto ciò soprattutto grazie alla particolare topografia, con predominanza di terre emerse, specie ai Tropici, dove l’insolazione era maggiore: ciò limitava in parte i processi di evaporazione e perciò manteneva contenuta la presenza nell’atmosfera del vapore acqueo, il più efficace gas serra. C’era insomma abbastanza acqua da rendere il pianeta abitabile, e terre emerse sufficientemente vaste da rendere il sistema poco sensibile alle grandi quantità di energia solare incidente.

In base alle simulazioni quindi il calore proveniente dal Sole faceva evaporare acqua a sufficienza da produrre spessi strati di nubi basse, che proteggevano la superficie da un eccessivo riscaldamento, mentre la quantità complessiva di vapore nell’atmosfera rimaneva relativamente bassa e con essa anche il surriscaldamento da effetto serra. Come risultato di tutto ciò la temperatura media superficiale doveva essere addirittura leggermente più bassa di quella attuale sulla Terra: insomma, un mondo relativamente fresco e con cieli prevalentemente nuvolosi.

Eppure oggi Venere ha un’atmosfera circa 90 volte più spessa di quella terrestre, priva di vapore e  costituita prevalentemente di anidride carbonica e acido solforico, in cui l’eccezionale effetto serra svolto da questi gas lo rende il pianeta più caldo del Sistema Solare, con temperature in superficie di circa 460 gradi. Come mai Venere si è trasformato in un pianeta dall’ambiente così inospitale ed estremo? La colpa, secondo gli studiosi della NASA, è principalmente dell’intensa radiazione solare incidente e che poco alla volta avrebbe dissociato le molecole di vapore presenti nell’atmosfera e, complice la minor attrazione gravitazionale di Venere, avrebbe perciò favorito la fuga dell’idrogeno (gas molto leggero) verso lo Spazio. Così nel corso di centinaia di milioni di anni Venere avrebbe perso tutta la sua acqua mentre l’anidride carbonica, non più intrappolata negli oceani (grandi serbatoi che, anche sulla Terra, raccolgono enormi quantità di questo gas) o fissata dalla pioggia nelle rocce, avrebbe riempito l’atmosfera fino ai livelli attuali, causando un eccezionale riscaldamento da effetto serra. 

Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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