In pubblicazione il 18 SET 2015

Alluvioni e nubifragi in Italia

Perché ormai quando piove, "diluvia"?


Fonte Immagine: tpsdvave su pixabay.com

 

Le alluvioni sono le calamità naturali più ricorrenti nel nostro Paese: nell’ultimo quarantennio se ne sono verificate circa 170. Nell’ultimo decennio, inoltre, tali eventi sono aumentati in intensità e frequenza.

La frequenza con cui questi eventi si presentano è strettamente legata alla geografia del nostro Paese. Colline e montagne costituiscono circa l’80% del territorio nazionale, con pendii lungo i quali scorrono centinaia di fiumi e torrenti, molti dei quali sono in realtà per gran parte dell’anno in secca. I terreni sono spesso costituiti da rocce tenere, facilmente intaccabili da fenomeni erosivi legati alle piogge, ai venti, alle gelate invernali.

Tra questi elementi la pioggia è sicuramente quello che può fare più danni, anche perché non è raro che si verifichino eventi straordinari con piogge abbondanti in tempi ristretti ("flash flood" o in gergo giornalistico "bombe d'acqua").

Il regime pluviometrico del nostro Paese è infatti legato non solo al passaggio di perturbazioni atlantiche, ma anche al verificarsi di nubifragi legati a fenomeni temporaleschi intensi ma di breve durata, frequenti soprattutto nei mesi autunnali.

Ottobre e novembre sono i mesi più piovosi in Italia, seguiti dai mesi primaverili anche se in realtà nubifragi e alluvioni possono verificarsi in qualunque momento dell’anno, estate compresa.

La presenza del Mar Mediterraneo dà un ulteriore contributo alle piogge estreme. Le acque del “Mare Nostrum” sono infatti relativamente calde, mediamente tre o quattro gradi più calde di quelle dell’Atlantico a parità di latitudine.  Per di più nell'ultimo decennio, causa il Global  Warming, i nostri mari assorbono in estate una  maggiore quantità di calore che nel passato cosicché fino a settembre-ottobre i nostri mari sono molto più caldi rispetto a 20-30 anni fa (figura)

Con queste premesse  le frequenti perturbazioni atlantiche che in autunno raggiungono al Mediterraneo  occidentale, generano di solito un vortice di Bassa pressione in prossimità dei nostri mari occidentali. Tali vortici richiamano, lungo il loro bordo orientale,  caldi venti i venti di Scirocco dal Nord Africa verso la nostra penisola.

Ma tali venti già caldi in partenza,  nello scorrere sopra  dei nostri mari più caldi che nel passato,  si caricano di calore e di valore più che nel passato in uno strato adiacente al suolo spesso  non più di 300-500 metri. : Si fa notare  al riguardo che una massa d'aria che abbia una temperatura di 10 gradi può contener al massimo  al livello del mare  circa 7  grammi di vapore  per metro  cubo; ma in  una massa d'aria con temperatura di 20 gradi (valori termici tipici dello Scirocco) la quantità massima  di vapore che può  in essa essere contenuta raddoppia, ovvero 14 grammi  per metro cubo.  

Un massa d'aria circola così calda e umida è come una bomba innescata pronta a liberare sotto forma di spesse nubi temporalesche e piogge torrenziali  il forte accumulo di calore e  vapore.

 Ma quale è il grilletto che fa esplodere  la bomba sotto forma di nubifragi?

E' il sollevato forzato  subito sul lato sopravvento dei rilievi incontrati dallo Scirocco alla fine di un tragitto di più di 1000 km sul mare. Per lo Scirocco che risale i nostri mari lungo il Tirreno il disinnesco della bomba  -mediante il  sollevamento forzato della massa calda e molto umida sopravvento  con conseguente raffreddamento fino alla condensazione della enorme quantità di vapore acqueo -  avviene sull' lato sopravvento dell'Appennino ligure e dell'alta Toscana.

Per i venti di Scirocco che risalgono invece  l'Adriatico, le piogge torrenziali  avvengono sul versante padano delle Alpi centro-occidentali.  Sul Meridione i venti di Scirocco subiscono un sollevamento forzato lungo le coste ioniche. Ecco perché  la Liguria, l'Alta Toscana,  le Prealpi lombardo-piemontesi  e le coste ioniche sono le arre che più a rischio per eventi estremi appunto come nubifragi e alluvioni.

Ecco quindi  spiegata la tendenza all'aumento degli episodi di piogge violente.

Quest’estremizzazione delle piogge non è solo un fenomeno italiano; si inquadra in una situazione più generale, il Global Warming appunto,  che coinvolge tutta la Terra, in particolare le regioni che si trovano alle medie latitudini. Con ogni probabilità le attività dell’uomo giocano un ruolo determinante in questi cambiamenti climatici e ancora una volta l’effetto serra è il maggior indiziato. Ma senza scomodare concetti troppo difficili, le malefatte dell’uomo si riconoscono anche localmente, direttamente sul territorio. In Italia il degrado ambientale in cui versa gran parte del Paese è a dir poco scandaloso: disboscamenti massicci, lo sfruttamento intensivo dei terreni per l’agricoltura, la continua cementificazione degli alvei del fiumi, la costruzione di centri abitati e complessi industriali lungo i corsi dei fiumi costretti tra argini troppo stretti, sono solo alcune delle colpe dell’uomo. Ogni anno molti km quadrati  di terreno vengono  di nuovo sottratti all'uomo dalla natura che torna a reclamare i propri spazi. Le conseguenze sono alluvioni, straripamenti, smottamenti, frane.

Certo, la causa principale di un’alluvione sono sempre le piogge abbondanti e in questo l’uomo può fare ben poco. È però indubbio che l’incuria rende gli eventi ancora più catastrofici. Solo negli ultimi trenta anni sono stati spesi 200.000 miliardi di lire (circa 9 miliardi al giorno!) per sistemare i danni causati dalle alluvioni. Eppure si spenderebbe molto meno attuando piani di prevenzione e di controllo. Negli ultimissimi anni una maggiore sensibilità ambientale e tecnologie più avanzate stanno portando a qualche risultato, ma si tratta solo di una goccia nel mare delle nefandezze che si ripetono ancora oggi.

Fig.1 - Temperature delle acque dei nostri mari  il 17 settembre

Fig.2 - Anomalia di temperatura delle acque dei nostri mari il 17 settembre

 

 

Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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