In pubblicazione il 29 SET 2018

Ciclone nel Mediterraneo, è davvero il primo uragano di sempre?

Il violento vortice depressionario che in queste ore sta investendo la Grecia mostra alcune caratteristiche tipicamente tropicali che hanno indotto a ipotizzare per la prima volta un uragano nel Mediterraneo


Fonte Immagine: NASA

 

Un intenso vortice depressionario in queste ore sta investendo la Grecia e in numerose località del Peloponneso, dopo i venti a forza uragano di ieri sera, ora si registrano già piogge eccezionalmente abbondanti, tra cui spiccano, come confermato dai dati della rete Meteonetwork, i 97 mm d’acqua caduti in mattinata a Spetses, gli 87 mm di Taktikoupoli e gli 80 mm di Alagonia. Del resto le osservazioni dal satellite e le analisi dei modelli matematici sembrano confermare che la perturbazione che ha investito la Grecia abbia diverse caratteristiche tipicamente tropicali. Quindi ha ragione chi ha parlato, e scritto, del primo uragano di sempre nel Mediterraneo?

Assolutamente no! Se è vero che quello che sta imperversando sulla Grecia si può probabilmente classificare come TLC (Tropical Like Cyclone), particolare fenomeno meteo conosciuto anche come Medicane (Mediterranean Hurricane), non va dimenticato che queste tempeste ibride, per quanto mostrino diverse caratteristiche tipiche dei cicloni tropicali, mantengono alcuni aspetti peculiari delle perturbazioni delle medie latitudini per cui non si possono classificare come veri e propri uragani!

Che cos’è allora un TLC? E’ un intenso centro di bassa pressione, di origine extra-tropicale (e quindi caratterizzato da un nucleo centrale di aria fredda), nel quale all’improvviso i fenomeni convettivi, ovvero lo sviluppo di correnti calde e umide che salgono verso l’alto, prendono il sopravvento sui processi dinamici: la formazione di nubi e piogge avviene quindi principalmente attraverso la condensazione delle enormi quantità di umidità trasportate dalle correnti convettive verso l’altro, e non più dallo scontro tra aria calda e fredda (i fronti che accompagnano il centro depressionario).

I meccanismi quindi sono simili a quelli che si osservano all’interno dei veri cicloni tropicali e anche l’aspetto del TLC ricorda molto quello degli uragani, con una spirale di nubi molto compatte che ruota attorno a un centro in cui spesso si può riconoscere il classico occhio, cioè un area centrale pressoché sgombra da nubi. Inoltre, in modo simile a quanto si osserva nei cicloni tropicali, in superficie nel nucleo della perturbazione si trova aria più calda di quella delle regioni circostanti.


Perché si forma un TLC? A scatenare la sua formazione nel Mediterraneo è il contrasto tra l’aria fredda raccolta dentro i vortici depressionari delle medie latitudini e le acque calde del mare: quando la superficie marina è sufficientemente calda infatti trasferisce enormi quantità di calore e umidità alla massa d’aria fresca che vi transita sopra, riscaldando dal basso il nucleo della depressione, che così diventa più caldo delle regioni circostanti. A questo punto, poiché l’aria calda è più leggera di quella fredda, all’interno della bassa pressione cominciano a svilupparsi intense correnti convettive che prendono il sopravvento su quei processi (i gradienti orizzontali di temperatura e pressione, cioè le differenze di pressione e temperatura tra regioni vicine) che normalmente governano la circolazione depressionaria.

A differenza dei cicloni tropicali veri e propri, per il cui sviluppo sono necessarie superfici marine molto calde, ad almeno 26 gradi di temperatura, i TLC nel Mediterraneo possono svilupparsi anche con temperature più contenute: in particolare, come dimostrato da uno studio (“Surface heat fluxes influence on Medicane trajectories and intensification”, di Tous e Romero) del 2013 pubblicato sulla rivista scientifica Atmospheric Research, anche temperature marine di 15 gradi possono portare alla formazione di un TLC: ciò che conta è la differenza di temperatura potenziale (cioè il contenuto effettivo di calore più il potenziale contributo dei calori latenti) tra il top della Troposfera e gli strati più bassi, perché determina l’effettiva possibilità che si inneschino violente correnti convettive.

Nel Mediterraneo la formazione dei TLC è fenomeno tutt’altro che eccezionale, anche se relativamente raro. In uno studio, pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, nel periodo tra il 1999 e il 2012 sono stati individuati ben 14 episodi, il più intenso dei quali è quello che nel novembre del 2011 ha colpito le Baleari con la violenza di un uragano di categoria 1 (venti a circa 150 km/h). La frequenza non è mutata neanche nell’ultimo periodo, quando mediamente si è osservato circa un episodio all’anno. Le regioni in cui i TLC si formano con maggior facilità sono invece il tratto di mare tra la Spagna e la Sardegna, attorno alle Baleari, e lo Ionio, come accaduto anche nelle ultime ore (nell’immagine il TLC del novembre 2017). Il periodo dell’anno in cui si conta la maggior parte dei TLC è invece quello che va da settembre a gennaio (con un picco intorno a ottobre-novembre), quando le acque del Mediterraneo sono ancora sufficiente calde da innescare gli intensi processi convettivi.

Ma perché allora non si può parlare di vero e proprio uragano? Qual è la differenza principale tra un TLC e un vero ciclone tropicale? Innanzitutto la loro origine: il ciclone tropicale nasce come fenomeno termico-convettivo, il TLC invece è inizialmente un ciclone extra-tropicale che poi,  a causa di particolari condizioni ambientali, acquisisce alcune (solo alcune) caratteristiche dei cicloni tropicali.

Ma la differenza più importante, che distingue in modo inequivocabile un TLC da un vero ciclone tropicale, è la sua struttura verticale. In un ciclone tropicale il nucleo è più caldo dell’atmosfera circostante a tutte le quote, è ciò fa sì che il profondo centro di bassa pressione che si osserva al suolo sia sormontato, nell’alta troposfera, da un’area anticiclonica (alta pressione): l’aria calda infatti è meno densa di quella fredda e quindi salendo all’interno della colonna atmosferica che occupa il nucleo dell’uragano la pressione cala più lentamente delle zone adiacenti, finché a una certa quota risulta superiore delle regioni circostanti. Nel TLC invece il nucleo centrale è caldo solo negli strati più bassi, quelli direttamente influenzati dalla superficie marina, mentre in quota resiste il nucleo di aria più fredda eredità dell’originaria depressione extra-tropicale: si osserva quindi un centro di bassa pressione sia al suolo che in quota!



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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