In pubblicazione il 4 SET 2015

Ghiacci polari più resistenti di quanto si pensasse

Contrordine: la fusione dei ghiacci polari sarà più lenta del previsto


Fonte Immagine: Col. Mario Giuliacci

 

Un  nuovo studio ha esplorato lo stato  e l'evoluzione dei ghiacci nel lontano passato e ha scoperto che il livello del mare non aumenterebbe tanto quanto fin ora temuto. Insomma  è risultata meno rapida del previsto la fusione dei ghiacci polari per effetto del global Warming
Fig.1 - Questa è una mappa della Terra nell'ipotesi un innalzamento del livello marino di 6 metri rappresentato in rosso. Credit: NASA
L'innalzamento del livello del mare costituisce una delle più grandi minacce per gli insediamenti  umani a seguito  del riscaldamento globale, causando potenzialmente migliaia di miliardi di dollari di danni dollari per città allagate in tutto il mondo  (non va dimenticato che il 40% della popolazione mondiale vive in prossimità delle coste dei mari . n.d.r.)
Ma ora una buona notizia allevia la preoccupazione:  Il livello dei mari potrebbe non salire così  velocemente come ipotizzato.
Per prevedere i cambiamenti del livello del mare, gli scienziati hanno guardato  al lontano passato  della Terra individuando un periodo nel quale le  condizioni climatiche erano simili a oggi. All'interno di tale periodo poi  hanno studiato come le  lastre di ghiaccio del pianeta hanno reagito a temperature più calde causate da un aumento di anidride carbonica nell'atmosfera.
In uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Geology, i dottorandi Matteo Winnick e Jeremy Grotte presso la Stanford School of Earth,  hanno  esplorato queste vecchie condizioni del passato  e hanno scoperto che il livello del mare non sarebbe salito tanto come si pensava - e quindi  anche oggigiorno non possono salire velocemente come previsto
 In particolare Winnick e Grotte hanno individuato come periodo di confronto il Pliocene , un'era di circa 3 milioni di anni fa, quando i livelli di anidride carbonica nell'atmosfera erano vicini ai valori attuali (350-450 parti per milione).
"Il Pliocene ha una analogia importante per il pianeta di oggi non solo a causa delle relative concentrazioni di gas serra, ma perché i continenti erano più o meno dove sono oggi e quindi anche le circolazioni oceaniche e climatiche schematizzate nei modelli   sono paragonabili", ha detto Winnick.
La solita interminabile diatriba tra falchi e colombe del Global Warming? (n.d.r.)
 




Fonte Articolo: www.sciencedaily.com

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