In pubblicazione il 6 GIU 2018

Il clima estivo in montagna

A chi fa bene e a chi fa male


Fonte Immagine: Emanuele Valeri

 

Quali sono innanzitutto i caratteri salienti del clima montano? Eccoli qui sintetizzati.

  • l’aria è ovviamente molto più fredda che in pianura perché la temperatura decresce con l’altezza di circa 6.5°  C per km  in estate;
  • l’aria è più secca perché anche l’umidità diminuisce via via che si sale di quota; 
  • cala  con l’altezza anche la pressione atmosferica il cui valore si riduce rispetto al livello del mare, del 20% a 2000 m, 30% a 3500 m e 60% a 4000 m; l
  • l’aria è più pura e più ventilata; 
  • i raggi ultravioletti sono molto più intensi che in pianura; 
  • sono abbastanza frequenti i temporali pomeridiani in estate, la stagione più piovosa per le Alpi; 
  • l’aria è più ventilata sia sulle cime che nei fondo valle.

In estate l’aria più fresca e più secca della montagna ha indubbi vantaggi. Perché significa non dover fare i conti con l’afa, anche quando in pianura si raggiungono i 33-35° C. 

Un clima ideale quindi per gli anziani e i cardiopatici, particolarmente vulnerabili dall’afa, che, come noto, impone al cuore uno sforzo aggiuntivo notevole allo scopo di mantenere inalterata la temperatura corporea attraverso la sudorazione e la vasodilatazione. La secchezza dell’aria tuttavia provoca, per traspirazione della pelle, una perdita abbondante di acqua e pertanto, specie per gli anziani, è necessario bere molto più del solito per reintegrare i liquidi persi.

La diminuzione con la quota della pressione atmosferica comporta anche una corrispondente riduzione della concentrazione dell’ossigeno, il quale, dopo l’azoto, è il principalecomponente dell’aria. Per sopperire alla carenza d’ossigeno il cuore aumenta i battiti onde incrementare al frequenza del respiro e, in tal modo, mantenere inalterata la quantità di ossigeno fornita all’organismo per le funzioni metaboliche. Tale sovrastimolazione dell’apparato respiratorio ha benefici effetti sui sofferenti di asma, ma potrebbe creare qualche problema a chi soffre di cuore.

Dalla purezza dell’aria montana traggono beneficio soprattutto coloro che soffrono di allergie primaverili perché, in genere, a quote superiori a 1500 metri circa, non si ha inquinamento da pollini.

Ma, specie in estate, attenti ai raggi  ultravioletti che in montagna hanno una concentrazione maggiore che altrove.  Ad esempio, a circa 1800 m il sole scotta il doppio che in città e  una settimana trascorsa in estate a 2000 m, equivale, per intensità di radiazioni UV, a circa tre mesi al mare. Si comprende quindi la necessità di proteggersi, più che al mare, dalle scottature con creme adeguate, molto utili anche in inverno per difendersi, oltre che dagli UV,  anche dalle screpolature alle pelle, causate dall’eccessiva secchezza dell’aria fredda  di montagna. 

Il periodo di autoprotezione è di 5-10 minuti per pelli chiare e di 35-40 minuti per pelli scure, anche se le scottature più pericolose si rischiano a quote superiori a 3000 m. Ma, a parte questo, i raggi UV hanno benefici per chi soffre di psoriasi, dermatite seborroica e atopica, osteoporosi, artrosi e anemia.

Quali sono le quote suggerite per il soggiorno in montagna?

Anziani, cardiopatici, sofferenti di insufficienza coronarica, di angina pectoris e di enfisema e gli ipertesi dovrebbero soggiornare a quote inferiori a 1500 m, perché a quote superiori, la  riduzione della densità dell’aria  è oltre il  20% rispetto al livello del mare e quindi gli atti respiratori e i battiti cardiaci aumentano in pari misura allo scopo di mantenere inalterata la quantità di ossigeno inspirata. 

Per i sofferenti di asma sono invece consigliate le quote intorno 1500-2000 metri, per meglio sfruttare la stimolazione dell’apparato respiratorio.  Unico neo negativo del clima estivo i frequenti temporali pomeridiani che, come si sa, al loro arrivo suscitano in molte persone nervosismo, depressione e, stanchezza

Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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