In pubblicazione il 18 GIU 2015

Le piene del Tevere nella Roma Antica

Anche nell’antichità il fiume ha minacciato la città


Fonte Immagine: Vanvitelli

 

Gli allagamenti di Roma causati da piene del Tevere rappresentano evento raro ma non eccezionale, e a testimoniarlo ci sono anche numerosi documenti storici risalenti all’epoca di Roma Antica.

Durante l’epoca dei re, e in seguito nei primi secoli della Repubblica, Roma si sviluppò infatti prevalentemente sui colli attorno al Tevere, al riparo quindi dalle periodiche e devastanti piene del suo fiume. Nel corso del II secolo a.C. però il grande sviluppo economico, alimentato dall’espansione dei Romani attraverso tutto il Mediterraneo, favorì un notevole e veloce ampliamento della città, per cui anche le zone pianeggianti ai piedi dell’Aventino e nella zona di Trastevere si riempirono rapidamente di casupole e costruzioni in mattoni di fango, tutte assai vulnerabili di fronte alla furia delle acque.

Le periodiche piene del Tevere divennero perciò per la città veri e propri flagelli: l’esondazione del fiume era immancabilmente accompagnata da centinaia di morti, crollo di case e perdita di bestiame, viveri e suppellettili, tutti trascinati via dall’impeto della corrente.


Il Tevere così divenne responsabile di immani catastrofi, come ad esempio nel 54 a.C., quando una straordinaria piena del fiume, scatenata da abbondanti piogge, colpì improvvisa e violenta la città, seppellendo nel volgere di pochi attimi le strade dei quartieri più bassi sotto un imponente muro d’acqua: in molti, colti di sorpresa, rimasero travolti dalla corrente, senza avere modo di ripararsi in zone più alte della città. L’eccezionalità di tale piena è testimoniata anche dal fatto che, cosa assai rara, l’acqua invase anche zone relativamente alte e solitamente considerate sicure. Inoltre, nel ritirarsi entro gli argini, il Tevere lasciò dietro sé interi quartieri allagati, con l’acqua stagnante che insistendo per giorni causò il crollo per infiltrazione di molti edifici e l’insorgere di letali epidemie.

Il Tevere non risparmiò neanche il primo imperatore di Roma che, nel 27 a.C., vide il giorno della propria incoronazione funestato da un’improvvisa piena del fiume. Nei secoli che seguirono più di un imperatore cercò di porre rimedio ai pericoli portati dal Tevere: Tiberio in particolare istituì una commissione permanente di senatori, i Curatores Alvei Tiberis et Riparum, che aveva il compito di vigilare affinché le rive e il corso del fiume rimanessero sgombri da ostacoli, mentre Claudio, e poi successivamente anche Traiano, fecero costruire canali artificiali con lo scopo di convogliare verso il mare le eventuali piene.

Tuttavia le inondazioni del Tevere continuarono a flagellare la città, e solo molti secoli più tardi, con la costruzione alla fine del 1800 dei muraglioni del Lungotevere, il centro di Roma venne dotato di una serie difesa contro le bizze del suo fiume. Difesa che però, come dimostrato dagli eventi più recenti, non mette del tutto al sicuro la Capitale dalle bizze del suo prezioso fiume. 



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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