In pubblicazione il 9 OTT 2015

Le ultime novità sul Niño,

Si conferma un inverno freddo per l'Europa


Fonte Immagine: NESDIS

 

El Niño, l'nomalo surriscaldamento delle acque del Pacifico equatoriale (distesa liquida calda quanto 1/7 della superficie del pianeta e profonda 100-200m)  è previsto che raggiunga la massima intensità nel tardo autunno o all'inizio dell'inverno.

Questo evento di  El Niño si conferma tra i più forti 1950 ad oggi: la media della temperatura della superficie marina  in luglio-settembre  stata +1.5  °C superiore alla media climatica  e il terzo valore più alto di sempre, dopo il +1.6 °C del 1987 e il +1.7 °C del 1997.

Figura 1 -  temperatura  mensile alla  superficie del mare nella regione 3.4 Niño del Pacifico tropicale rispetto alla media a lungo termine per tutti gli anni di El Niño moderato-forte dal 1950. L'evento di Niño ora in atto  (linea nera) viene confrontato con altri eventi di  forte El Niño. Grafico Climate.gov sulla base ERSSTv4 dati di temperatura.

 


I venti in prossimità della superficie lungo l'equatore nel Pacifico, che sono importanti per il mantenimento delle anomalie di temperatura della superficie del mare, hanno fin ora non sostenuto abbastanza il forte El Niño in atto. Questi venti, Alisei, che normalmente dovrebbero soffiare da est a ovest,  si indeboliscono durante El Niño e addirittura talvolta di dispongono da ovest verso Est, , permettendo all'acqua più calda nel Pacifico occidentale ("warm pool"  = "la piscina calda") di propagarsi verso la parte centrale e orientale del Pacifico equatoriale, fino alle coste del Perù. 

Analizzando le anomalie climatiche invernale nelle annate in cui è stato presente El Niño, possiamo ricavare qualche indicazione  su ciò che potremmo aspettarci per l'inverno 2015-16. 

 Per l'Europa, i  vari centri mondiali del clima, confermano quanto noi avevamo affermato in un precedente articolo (http://www.meteogiuliacci.it/meteo/articoli/clima/el-ni%C3%B1o-inverno-2...), ovvero si prevede un inverno più freddo  e più nevoso del normale (fig.2)

 



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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