In pubblicazione il 15 DIC 2015

Qualità dell'aria: ancora pessima nella pianura padano-veneta

Perché le metropoli del Nord Italia sono più inquinate delle altri città europee. Video


Fonte Immagine: publidomainpictures

 

Nei prossimi giorni le metropoli del Nord Italia  e in particolare quelle della Lombardia e del Veneto faranno ancora registrare concentrazioni di polveri sottili  PM2.5  - polveri con diametro inferiore e 2.5 millesimi di millimetro e quindi in grado di raggiungere gli alveoli polmonari con la respirazione -  non solo oltre i valori soglia consentiti ma addirittura superiori a quelli previsti nelle altre città europee.

Vedi qui al riguardo il video sulle  concentrazioni di polveri PM2.5 previste in Europa fino al 17 dicembre:

http://aqicn.org/forecast/europe/fr/

Nella tabella è invece riportato il  significato dei colori ai fine dell'indice IQA (indice qualità aria).

Adesso qui di seguito vi spiegheremo perché le città della Val Padana  detengano questo non invidiabile primato.

La qualità dell’aria sulle grandi aree urbane dipende strettamente dai fattori climatici locali la cui influenza è di solito superiore a quella dei fattori antropici (densità demografica, densità spaziale e temporale delle emissioni).

In particolare sono essenzialmente  tre i parametri climatici che concorrono alla qualità dell’aria nelle aree urbane:

·         L’intensità del vento dalla quale dipende il grado di diluizione spaziale degli inquinanti mediante il trasporto orizzontale e il rimescolamento turbolento verticale dei medesimi;

·         Le piogge perché abbattono al suolo i polluenti attraverso i meccanismi di rain-out e wash-out;


·         La stabilità dell’aria ovvero la capacità dell’atmosfera di favorire o meno la diluizione verticale degli inquinanti. In questo contesto la persistenza in loco di un’alta pressione è la configurazione più sfavorevole per la qualità dell’aria perché:  nelle alte pressioni i venti sono molto deboli;  la serenità del cielo, tipica di tale strutture bariche,  favorisce la formazione di inversioni termiche notturne (sinonimo di aria fortemente stabile);  le alte pressioni sono animate da lenti moti verticali discendenti (subsidenza) che comprimono nei primi 100-200 metri tutto ciò che viene emesso dal suolo (inquinanti, vapore acqueo).

 

Clima  e qualità dell’aria sulle metropoli del Nord Italia

Dal confronto delle varie aree geografiche dell’Europa emerge senza ombra di dubbio che le città del Nord Italia sono in assoluto quelle con clima più sfavorevole ai fini della qualità dell’aria, perché qui, nella stagione fredda novembre-marzo,  stagione nella quale le emissioni di inquinanti sono massime, si verificano simultaneamente le peggiori condizioni ambientali rispetto agli altri paesi del Continente: la più bassa intensità del vento; la più bassa piovosità; la massima presenza di alte pressioni.

Gli studi più recenti indicano che è soprattutto il vento il fattore meteo-climatico più efficace nella diluizione spaziale degli inquinanti, specie in inverno quando la maggior frequenza di inversioni termiche rende poco efficiente la diffusione verticale dei medesimi. In effetti  è stata trovata una forte correlazione tra le concentrazioni di PM2.5 e la frequenza invernale dei venti deboli ovvero di intensità < 1.5 m/s ( fonte: IIASA = International Institute for Applied Systems Analysis, Laxemburg, Austria).

Ad esempio, in una metropoli ove in inverno il numero di giorni con venti deboli sia intorno al 35%, la concentrazione annuale  del PM2.5  (in μg/m3)  è dovuta al 60% proprio ai venti deboli.  A Milano nel periodo 1990-2006  il numero medio invernale di giorni con venti inferiori a 1.5 m/s è stato intorno all’80% , il che consente di affermare che la concentrazione annuale di PM2.5 sulla metropoli lombarda dipenda almeno al 70%, più che dalle emissioni, proprio dalla  sfortunata elevata frequenza invernale di venti deboli. Del resto questo rende ragione del perché tutte le città Nord Italia, nonostante in ambito europeo occupino la parte bassa della classifica in termini di emissioni di PM2.5 in ton/m2 all’anno, si ritrovino poi invece ai primi posti in termini di numero annuale di sforamenti della soglia limite del PM10.

 Insomma le città che hanno più sforamenti - quasi tutte del Nord Italia e comunque nessuna straniera - sono anche quelle che fanno registrare, in ambito europeo, il maggiore numero di giorni all'anno con venti deboli

 

 



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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