In pubblicazione il 26 APR 2016

La nube radioattiva di Cernobyl 30 anni fa. Colpita anche l'Italia

Effetti sulla nostra salute ancora in atto? Video sul catastrofico evento


Fonte Immagine: Col. Mario Giuliacci

Il nome di Černobyl' divenne famoso in tutto il mondo dopo il 26 aprile del 1986 quando, in seguito a gravi errori del personale, nello specifico del Caposala che manteneva le procedure al di sotto dei limiti consentiti per i test e ignorava gli allarmi che segnalavano la mancanza d'acqua nel reattore.


A questo si sommarono gli errori di progettazione compiuti molti anni prima nella costruzione del reattore, creato con materiale leggero per mancanza di fondi.


La notte del 26 aprile 1986 durante l'esecuzione di un test nella locale centrale elettronucleare, nel corso di una simulazione di guasto al sistema di raffreddamento, le barre di uranio del nocciolo del reattore nucleare si surriscaldarono fino alla fusione del nocciolo del reattore nº 4, con due conseguenti esplosioni (non nucleari, ma con effetto 100 volte superiore a quello di Hiroshima e Nagasaki, se messe assieme in termini di contaminazione ambientale) che fecero scoperchiare la copertura e disperdere nell'atmosfera grandi quantità di vapore contenente particelle radioattive.

All'inizio fu detto alla popolazione che nessuno era in pericolo e fu comunicato al governo che la radioattività era bassa, ma alcuni abitanti intimiditi da alcune voci scapparono, mentre altri non credevano che si trattasse di una catastrofe. Dodici ore dopo l'accaduto le radiazioni a causa del vento arrivarono nei pressi di una centrale nucleare in Svezia. Il governo svedese chiese spiegazioni alle autorità ucraine. Da quel momento 36 ore dopo l'incidente fu quindi dichiarato lo stato d'emergenza. Arrivarono mille pullman per prelevare 350 mila persone dalla città e dintorni. Fu detto agli abitanti che sarebbe stato solo un allontanamento temporaneo di tre giorni, ma la popolazione non fece più ritorno.

Furono necessari 15 giorni per spegnere parte dell'incendio e avviare la costruzione di una struttura di contenimento atta a ricoprire poi il reattore distrutto: chiamata sarcofago, essa costò circa un miliardo di dollari.

Intervennero 600 mila tra vigili del fuoco, medici e militari, detti i "liquidatori", la maggior parte dei quali è poi deceduta a causa di leucemia e varie tipologie di cancro, tuttavia con sintomi ricorrenti e uguali per ognuno di loro: vomito e desquamazione della pelle.

Le conseguenze sulla popolazione locale furono molto forti nelle prime fasi dell'incidente e durano ancora malgrado i decenni trascorsi.

La nube radioattiva, seguendo le correnti atmosferiche predominanti, nei successivi 14 giorni arrivò in tutta Europa (vedi qui e qui due video molto eloquente) e raggiunse il 30 aprile anche l'Italia ove la nuvola radioattiva restò con elevate concentrazioni sulle regioni centro-settentrionali fino al 2-3 maggio.

Con quali conseguenze  ancora in atto sulla nostra salute  e su quella dei nostri concittadini che in quella circostanza sono stati bombardati da dosi massicce dosi di radioattività?  Nessuno è in grado dire quanti dei tumori registrati oggi a scoppio ritardato al Centronord siano una diretta conseguenza di Cernobyl!

La pioggia contribuì poi a riportare a terra le particelle radioattive, che possono essere rilevate ancora oggi con un contatore Geiger a circa 10 centimetri sotto la superficie.. Per due settimane, operai ed elicotteristi dell'aviazione russa ricoprirono il nocciolo fuso dall'alto, con sabbia a base di boro, silicati, dolomia e piombo, finché l'emissione di vapore radioattivo cessò sabato 10 maggio 1986.

Nonostante le radiazioni emesse durante quella catastrofe, la città, con 800 anni di vita, riuscì a sopravvivere, anche se mutilata. Vi risiedono ancora operai governativi, impegnati nella rimozione delle scorie nucleari. Circa 700 persone, per lo più anziani, hanno scelto di tornare alle loro case, incuranti del pericolo.



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci
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