In pubblicazione il 27 APR 2016

Dopo la neve sui fiori possibili gelate: come proteggere i frutteti dalle gelate

In Trentino Alto Adige questa notte molti occorreranno a questa tecnica


Fonte Immagine: Diego M

 


Bellissimo questo scatto dei Meleti in Trentino oggi interessati dalle nevicate. La neve in Primavera non è la prima volta che cade, anzi, ma la situazione preoccupa per due motivi. Il primo è il rasserenamento dei cieli dopo le nevicate di oggi ed il secondo è la fioritura dei frutteti in anticipo e quindi il rischio delle gelate in arrivo è molto alto. In primavera la pianta attraversa una fase particolarmente vulnerabile. Nel corso del risveglio vegetativo, fiori e gemme sono tra gli organi più esposti ai danni delle gelate. La produttività risulta compromessa in particolar modo dalle gelate tardive, dal momento che con l’avanzare della stagione primaverile la pianta si espone in misura sempre maggiore agli agenti esterni. Ma si può fare qualcosa per l'arrivo di una gelata? Si, ecco cosa. Per proteggere il frutteto dalle gelate tardive, si può optare per difese passive, quali barriere naturali o artificiali che devino le correnti fredde, oppure avere impianti di irrigazione con azione antibrina per proteggere le piante dalle gelate tardo invernali e primaverili. A causare i danni maggiori sono le gelate che colpiscono le piante in fioritura o allegagione (pomacee e drupacee) o in germogliamento. Le gelate si verificano per irraggiamento notturno, quando le piante ed il terreno cedono calore, o per avvezione, a causa delle incursioni di aria fredda. La protezione dalle brinate si può ottenere grazie all’irrigazione soprachioma o sottochioma. La prima tecnica si applica nelle aree con temperature medie inferiori ai -3 °C e può essere utilizzata anche in presenza di vento. La pianta viene ricoperta con un sottile strato di ghiaccio, mantenuto completamente bagnato fino al termine della gelata. La gemma ed il fiore, in tal modo, vengono protetti da una sorta di cappottino di ghiaccio, ad una temperatura di 0°C, non dannosa per lo sviluppo della pianta. Oggi questo tipo di applicazione viene effettuata ricorrendo ad un’irrigazione localizzata che consente un notevole risparmio idrico. Il sistema sottochioma è consigliato invece in assenza di vento ed in aree pianeggianti, esposte a gelate per irraggiamento e dove le temperature minime non scendono al di sotto dei -3 °C. I microirrigatori vengono posizionati sotto la chioma bagnando tutta la superficie. La perdita di calore del terreno per irraggiamento viene compensata dal calore sprigionato dal passaggio dell’acqua dallo stato liquido allo stato solido. Nei primi 3-5 metri dal suolo la temperatura viene così mantenuta a livelli più elevati, non rischiosi per la pianta. Fonte: netfir


Fonte Articolo: Andrea Raggini

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