In pubblicazione il 12 LUG 2015

Il primo tornado “americano”

Risale al 1521 il primo tornado documentato, osservato nei pressi dell'odierna Città del Messico


Fonte Immagine: Col. Mario Giuliacci

 

I tornado, fra i fenomeni atmosferici più violenti e devastanti, sono mediamente più intensi e frequenti in America che negli altri continenti, e nei documenti storici fra le tracce più antiche di un tornado nel Nuovo Mondo vi sono quelle che portano alla violenta tromba d’aria del luglio 1643 nel New England.

In tale occasione, secondo il resoconto di John Winthrop, governatore della Massachussets Bay Colony, una “violenta raffica” abbatté numerosi alberi, alzò enormi polveroni che oscurarono il cielo, sradicò e trascinò per aria un’intera chiesa nella cittadina di Newbury e uccise un indiano. Tuttavia, a causa delle poche informazioni aggiuntive e della mancanza di dati meteorologici relativi a tale periodo, è difficile stabilire se si sia trattato di un vero o proprio tornado o piuttosto delle forti raffiche che accompagnavano un violento temporale.

E’ invece senz’altro un tornado quello che il 8 luglio 1680 investì Cambridge, nei dintorni di Boston, e che nei resoconti del pastore protestante Cotton Mather viene descritto con dovizia di particolari: in particolare vengono riportate le affermazioni di uno dei testimoni del violento evento atmosferico, Samuel Stone, che descrive il tornado come un turbine di vento di eccezionale potenza capace di abbattere tutto quanto incontrasse sul suo cammino.


In effetti fino a poco tempo fa questa era ritenuta la più antica testimonianza certa di tornado nelle Americhe e quindi il più antico tornado “americano” documentato. Recentemente però da un’attenta rilettura di alcuni documenti storici è emersa la testimonianza di un tornado di oltre 100 anni precedente. Nel Dodicesimo Libro del Codice Fiorentino, una grande opera del XVI secolo, curata dal frate Bernardino de Sahagun, in cui è raccontata la vita degli Aztechi nell’ultimo periodo prima della definitiva conquista spagnola, si trova difatti la descrizione di quello che secondo il Professor Oscar Velasco Fuentes, del Dipartimento di Oceanografia Fisica del Messico, doveva essere per forza di cose un tornado.

In particolare nel testo si riporta che nel 1521, appena prima della definitiva disfatta per mano dei conquistadores spagnoli, la città di Tlatelolco (città gemella della vicinissima capitale azteca Tenochtitlan e oggi uno dei quartieri dell’immensa Città del Messico) venne investita da un forte temporale accompagnato “da un violento turbine d’aria” che poi si dissolse sulle acque del vicino Lago Texcoco (nell’immagine il lago ritratto nel dipinto Tenochtitlan e dintorni, custodito al Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico). In particolare gli autori della ricerca fondano la loro convinzione, oltre che sui particolari con cui viene descritto il fenomeno atmosferico del 1521, anche su alcuni dipinti del XVIII e XIX secolo che confermano come in passato non fosse rara la formazione di tornado nell’area su cui oggi sorge Città del Messico.  

 



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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