In pubblicazione il 21 AGO 2016

Misure drastiche in Nuova Zelanda contro le specie aliene invasive

Tra i pericoli per la biodiversità di ogni specifico territorio sono oggi da considerare con particolare allarme le specie aliene diffuse dall’uomo nell'ambiente


Fonte Immagine: Opossum

 


Molte specie animali sono state diffuse dall’uomo nell'ambiente di proposito nel tentativo di esercitare un controllo su qualche attività o per motivi del tutto casuali. Queste specie, chiamate aliene, rappresentano un serio pericolo per la biodiversità di ogni territorio perchè possono prendere il posto di quelle locali, sostituendole nell’ecosistema, cacciandole e addirittura estinguendole. Da sempre contaminazioni casuali sono portate dalle navi che imbarcano animali e quando giungono a destinazione queste specie si diffondono lontano dal loro habitat ma riescono in alcuni casi a sopravvivere e distruttono ed eliminano altre specie ivece originarie. Uno degli esempi più famosi è quello di un boa importato (forse accidentalmente) nell’isola di Guam (Boiga irregularis), che ha estinto gran parte delle popolazioni di chiocciole e molte specie di uccelli della piccola isola nel Pacifico. In Italia è il siluro (Silurus glanis), importato probabilmente negli anni Cinquanta del secolo scorso o prima, una delle più grandi minacce alla biodiversità delle acque dolci italiane e del bacino del Po in particolare. Segue la nutria. In Nuova Zelanda, il primo ministro John Key, ha annunciato un piano da 20 milioni di dollari per avviare l’azienda Predator Free New Zealand Ltd., che dovrebbe iniziare il progetto (gigantesco) di liberare l’arcipelago del sud Pacifico da ratti, opossum e donnole. Queste specie, importate dagli europei, uccidono 25 milioni di uccelli l’anno, tra cui vi sono molte specie endemiche dell’arcipelago. Il progetto di “sterminio” degli estranei ha lo scopo di rendere l’intera nazione libera da questi predatori entro il 2050.


Fonte Articolo: Andrea Raggini

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