In pubblicazione il 25 FEB 2016

Quando il tempo procura benessere....

Momenti felici per merito del tempo


Fonte Immagine: Lynne Torpy

 

“La felicità sta nelle cose semplici e naturali, la bruma sui prati, i raggi di sole sulle foglie, la luna che si specchia nell’acqua. Anche pioggia, e vento, e nubi tempestose portano felicità” (Sigurd F. Olson, scrittore e naturalista)

 

Provate a chiudere gli occhi e ad immaginare un dolce risveglio con i suoni della natura come sveglia… affacciatevi alla finestra e – meraviglia ! – ecco davanti a voi l’azzurro immenso del cielo ed sole che illumina il mondo fino a dove possono spaziare i vostri occhi; stiracchiatevi e lasciate che il tepore dei raggi del sole vi dia il buongiorno… non vi pervade, forse, una sensazione di generale benessere e la contentezza di esistere ?

Pochi sospettano quali magici poteri possa avere una gradevole e luminosa giornata di sole sul corpo e sulla psiche. Lo sapeva benissimo però l’autore della parole della celebre canzone “Oh sole mio”, un vero inno alla vita, stupore e  gratitudine per l’incantevole spettacolo offerto dal creato, ma anche un grido di gioia per quella sensazione di benessere che pervade il corpo, dalla testa ai piedi, fino a penetrare anche nell’animo e che vi fa sentire più carichi di vitalità e di energia, più vogliosi di fare e più allegri.

Quante volte ci lasciamo cullare dal ticchettio della pioggia che batte sui vetri riempiendo di pace il silenzio della stanza ed il cuore… qualche cosa di analogo deve avere ispirato la poesia “la pioggia nel pineto” di Gabriele D’Annunzio che qui riportiamo parzialmente:

 

“(…) Odi? La pioggia cade su la solitaria verdura

con un crepitio che dura e varia nell’aria

secondo le fronde più rade, men rade.

Ascolta. Risponde al pianto il canto delle cicale (…)

E il pino ha un suono e il mirto un altro suono,

e il ginepro un altro ancora, strumenti diversi

sotto innumerevoli dita.”

 

A dire il vero non sempre la pioggia ci rende felici e allegri e in pace con noi stessi. Ci sono giorni in cui ci sentiamo di poter conquistare il mondo ed altri, beh… per cui forse è meglio rintanarsi in casa e rimandare le eroiche gesta, e tutto questo senza sapere a cosa imputare il nostro umore o la nostra – poca o tanta – energia.  Una spiegazione, come in tutte le cose, c’è.

Il corpo umano è una macchina efficiente solo quando la  temperatura  interna è intorno ai 36-37 °C. Ma se fa troppo caldo o troppo freddo, oppure, se l’aria è troppo umida o troppo secca,  il bilancio tra calore prodotto e quello disperso non si chiuderebbe alla pari cosicché la temperatura corporea si allontanerebbe dai valori ottimali. Ma questo per fortuna non avviene perché entra prontamente in azione, in questi casi, il sistema di termoregolazione, adottando adeguate contromisure - allo scopo di mantenere la temperatura costantemente in quella ristretta fascia ottimale - come sudorazione, dilatazione o costrizione dei vasi sanguigni, ecc. che però, anche se a noi sembrano reazioni del tutto naturali o non evidenti, richiedono  dispendio di energie fisiche e mentali. Tale energia viene fornita dal cibo che, convertito in calore, viene poi opportunamente trasportato in tutto l’organismo per mezzo del sangue.


L’uomo è in balia delle condizioni ambientali in cui vive ed è sufficiente a volte una minima variazione di qualche fattore atmosferico per avvertire sensazioni più o meno accentuate di disagio o di benessere.  Esistono, è vero,  valori ottimali delle variabili ambientali in presenza dei quali al nostro organismo non è richiesto alcuno sforzo di adattamento. Sono queste le condizioni che ci procurano  tranquillità e appagamento interiore. Se però uno o più elementi dell’atmosfera si discostano troppo dalla fascia ottimale o subiscono sbalzi troppo bruschi, allora sono in molti ad accusare una fastidiosa sensazione di generale malessere, accompagnato da spossatezza, svogliatezza, e, talvolta, anche da disagio psichico.

Una fredda ma assolata giornata in inverno può sembrare meno rigida di quanto non indichi il termometro, grazie al tepore dei raggi solari. Chissà infatti quante volte vi sarà capitato in montagna, nelle giornate piene di sole e poco ventilate, di sentirvi a vostro agio anche con temperature di pochi gradi sopra zero, pur indossando una leggera camicetta di cotone! 

Avrete ormai compreso che le nostre sensazioni di benessere dipendono non solo dalla temperatura dell’aria indicata dal termometro, ma da molti altri fattori meteorologici che possono alterare i nostri delicati equilibri interni: pressione, umidità, vento, radiazione solare, ecc.

Comunque, in prima approssimazione, il comfort fisiologico dipende innanzitutto dalla “triplice alleanza” temperatura–umidità–vento. Avrete infatti più volte sperimentato a vostre spese come, ad esempio, sia più faticoso sopportare il caldo e il freddo quando l’aria è umida.

A tale proposito sono state compiute numerose indagini per determinare sperimentalmente i valori soglia di temperatura e di umidità oltre i quali si avverte disagio fisiologico per il troppo caldo o troppo freddo oppure per il troppo umido o troppo secco; analogamente per ogni valore di umidità relativa vi è  valore ottimale di temperatura ottimale in corrispondenza del quale si ha il massimo benessere. Nei casi in cui  temperatura ed umidità non si discostano molto dai valori ottimali è però spesso sufficiente il tepore dei raggi solari per scongiurare il freddo.

L’intensità del disagio da caldo afoso o da freddo umido si può anche determinare attraverso l’indice di Scharlau (vedi  le 2 tabelle), lo studioso che per primo, dall’esame delle reazioni di un campione vasto di individui, riuscì a stabilire, per ogni valore dell’umidità relativa,  qual è la temperatura dell’aria al di sopra o al di sotto della quale si rischia, rispettivamente, disagio da caldo afoso o da freddo umido. Guardando la tabella si scopre ad esempio che la maggior parte degli individui, con un’umidità relativa del 60% avverte sensazioni da caldo afoso non appena la temperatura dell’aria supera i 23.4  °C; ed ancora, con un’umidità dell’80% si inizia a sentire disagio per freddo umido quando la temperatura scende al di sotto di 2,2 °C.

Ma avevamo accennato ad una “triplice alleanza”: e il vento allora, come e quando interviene?  Ebbene, l’ambiente atmosferico può risultare più o meno confortevole anche per effetto delle ventilazione perché i processi di termoregolazione cutanea, anche se stimolati essenzialmente dalla temperatura e dall’umidità, producono sugli individui una sensazione soggettiva che dipende anche dal potere refrigerante del vento.

Chi, nelle calde ed umide giornate estive, non ha cercato sollievo nel vento, spalancando magari porte e finestre nella speranza che qualche refolo d’aria porti un pizzico di refrigerio. E quante volte invece in inverno alziamo istintivamente il bavero del cappotto se tira  un vento gelido !  In verità sulla sensazione di benessere o di disagio la ventilazione gioco un ruolo importante quasi pari, se non superiore, a quello dell’umidità e questo è vero soprattutto  in inverno.

Ma mentre l’effetto refrigerante è gradevole  nelle giornate afose, è invece un fattore di disagio nelle rigide e umide giornate invernali perché accentua ulteriormente la sensazione di freddo. La pelle umida viene raffreddata più di quella asciutta, mentre un vento umido rinfresca meno di un vento secco. Il potere refrigerante del vento  – e quindi anche la temperatura ”effettiva” percepita dal corpo – dipende ovviamente dalla sua intensità.

Comunque le reazioni  agli stimoli esterni provenienti dalla “triplice alleanza”  si differenziano da individuo a individuo, a seconda dell’età, dell’attività  e dello stato di salute.

Ad esempio se il corpo compie un lavoro muscolare, solo il 30% dell’energia viene impiegata in effettivo lavoro, mentre il resto  va  a finire in calore: in presenza di temperature elevate il lavoro quindi tende ad esaltare la sensazione di caldo !  Una temperatura dell’aria di 25 °C con umidità del 50%  rappresenta l’ambiente ottimale per  lavorare con il minimo dispendio di energie fisiche (ovvero  per faticare di meno! ).  L’attività fisica ha, in pratica,  un effetto opposto a quello indotto da presenza di vento, poiché tende a far aumentare la temperatura del corpo.

Le condizioni  in assoluto più sfavorevoli per la sopportazione del caldo sono quelle durante le quali siamo costretti a svolgere un’intensa attività fisica, in presenza di temperature dell’aria oltre  31°C, umidità superiore al 50% ed assenza di vento, una situazione che in estate è abbastanza frequente in Valpadana.  Il freddo invece, anche se indossiamo abiti adeguati - risulta particolarmente insopportabile  con temperature inferiori a 10 °C, umidità superiore all’80%, ventilazione moderata o forte e assenza di attività fisica (ad esempio mentre aspettiamo pazientemente un autobus che sembra non voler arrivare mai…). Per fortuna, alle nostre latitudini, se spira  un vento freddo e intenso, allora proviene senza dubbio dal Nord Europa e come tale è abbastanza secco, per cui è difficile superare l’80% di umidità; viceversa temperature prossime a 0 °C con elevata umidità, sono, sì,  abbastanza frequenti nelle pianure e nelle valli del Centronord dell’Italia, ma si verificano in assenza di vento e sono una conseguenza del forte raffreddamento che si verifica con cielo sereno e aria tersa nelle notti invernali.

Non esistono purtroppo regole assolute sulle condizioni atmosferiche in grado di assicurare uno stato di benessere psicofisico a chicchessia. L’unica assodata certezza è che la maggior parte delle persone si sente più sollevata nel corpo e nella psiche  nelle giornate limpide, piene di sole, mentre si rattrista alla vista di un cielo coperto e uggioso; l’assenza di vento, poi, dà un senso di quiete, ma, se    associata a tempo caldo e umido, allora porta spossatezza e depressione, mentre temporali e tempeste destano inquietudine e disturbi nervosi… e tutto questo tenendo sempre a mente che, come spesso accade, ci sono anche le “eccezioni che confermano la regola”. Infatti,  vi sono individui che nelle giornate troppo luminose cadono in uno stato di generale malessere con  mal di testa, depressione e desiderio di tapparsi in casa  al buio, pronti però a ritrovare il sorriso e la gioia se il cielo diviene buio e piovoso. E per  alcuni non vi è nulla di più inebriante che camminare a capo scoperto sotto la pioggia,  per sentire l’acqua che, goccia dopo goccia,   solca  il viso.

 

Articolo tratto dal libro: "Dottore, mi fa male il tempo" - Autori: Emanuela Giuliacci-Mario Giuliacci- Paolo Corazzon. Editore: AlphaTest



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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