In pubblicazione il 26 MAG 2016

Roma, Napoli e Cagliari le città più a rischio voragini

Ecco il rapporto 'Ispra" sulle voragini e l'elenco di alcune città che stanno lavorando per mettersi in sicurezza contro il dissesto idrogeologico


Fonte Immagine: Firenze

 

Dopo l'incredibile evento che nella prima mattinata del 25 maggio ha colpito Firenze ci si interroga sul rischio che ogni nostra città può correre sul tema delle voragini e sul dissesto idrogeologico. Ci sono zone molto più a rischio di altre e pensate che sono censite. Già nel 2014 l'Ispra ha organizzato un convegno ''Voragini in Italia: i sinkholes e le cavità sotterranee: ricerca storica, tecniche di studio e d'intervento'' durante il quale è stata presentata una ''Carta di suscettibilità ai sinkholes'' del territorio di Roma sino al Raccordo anulare, aggiornata al 2014. In particolare, l'Ispra ha censito a Roma più di 2500 sinkholes dal 1875 al 2014. Tra le regioni più colpite dai fenomeni di sprofondamento naturale, la Campania, la Sardegna, la Puglia e il Lazio. In particolare per quest'ultima, sono state individuate 33 aree a rischio, con un totale di 393 voragini censite. In cima alla classifica delle città esposte, oltre a Roma, Napoli e Cagliari, anche Palermo e Messina. Nel sottosuolo della Capitale, come in molte città italiane, tra le quali Napoli (dove, da diversi anni, sono state censite dal comune oltre 900 cavità sotterranee, per una superficie complessiva di oltre 60 ettari) è presente un reticolo esteso e denso di cavità sotterranee: cave, catacombe, reti idrauliche, acquedotti, fognature e cunicoli di interesse archeologico, che se interessate da piogge copiose, fratture del suolo, eventi sismici o attività umane non adeguate alla situazione geologica, possono innescare le voragini. Ad esempio, il quadrante est della Capitale è particolarmente ricco di cave di tufo scavate dai romani in galleria nel sottosuolo, che corrono per km e collegate tra loro. La presenza di tali cavità potrebbe essere ragione del collasso degli strati più superficiali del terreno, con la formazione di voragini di dimensioni metriche. Nel solo territorio di Roma negli ultimi 15 anni si sono verificati in media 100 sprofondamenti l'anno, dovuti per lo più a cedimenti delle cavità sotterranee, con danni anche significativi. Il fenomeno è purtroppo in incremento e nei recenti episodi alluvionali intensi, si sono aperti 20 sprofondamenti al giorno di dimensioni e pericolosità molto diversi tra loro a causa del sovraccarico di pioggia nella rete dei sottoservizi della Capitale. Tra i quartieri che meritano particolare attenzione, il Prenestino, l'Appio-Tuscolano, il Tiburtino, Monteverde vecchio e l'Esquilino. Il Servizio Geologico d'Italia dell'ISPRA ha realizzato un Database Nazionale dei Sinkholes consultabile sul sito dell'Istituto (www.isprambiente.gov.it). Dopo la voragine che ha gettato nelle polemiche Firenze, Mauro Grassi, direttore della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, ha elencato alcune città dove si sta lavorando contro il dissesto idrogeologico. Per Genova e gli interventi sul Bisagno “abbiamo destinato 400 milioni per i vari lotti, gli esiti dei cantieri si vedranno tra 4 o 5 anni. Risalendo, si arriva a Torino, dove abbiamo in progetto un intervento importante sulle casse d’espansione della Dora Riparia. A Milano ci sono i 100 milioni per impedire le esondazioni del Seveso. “Bologna ha fatto interventi importanti, Firenze è la terza città più a rischio, con una serie di progetti sull’Arno già finanziati”, spiega Grassi. “Carrara e gli argini sul Carrione sono una nostra priorità di interventi, assieme ai lavori per impedire che Viareggio si allaghi di nuovo”. Passando all’Adriatico, “abbiamo interventi a Cesenatico, 53 milioni investiti su Pescara, che finisce spesso sott’acqua. In Umbria c’è Foligno che rischia per le bizze del fiume Topino”. “A Sarno abbiamo destinato 250 milioni per ricucire le frane”, continua Grassi. In Calabria “ci sono tanti interventi programmati: a Reggio, ad esempio, c’è la strada che va all’aeroporto costruita, letteralmente, sotto il fiume. Per non parlare di Rossano e Corigliano, alluvionati l’estate scorsa”. “A Palermo e Catania c’è il sistema fognario “che provoca i rischi maggiori di esondazione. A Messina c’è un sistema di torrentelli molto pericoloso. Infine Olbia, con altri interventi già avviati. E le assicuro che questa mappa è solo parziale”
Fonte Articolo: Andrea Raggini

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