In pubblicazione il 7 OTT 2015

Una profonda depressione raggiungerà il Mediterraneo sabato 10

Non è esclusa la formazione di un ciclone, situazione da monitorare con attenzione


Fonte Immagine: fenomenitemporaleschi.it

 

Gli uragani, come tutti i cicloni tropicali, si alimentano attraverso i moti convettivi: le nuvole si formano perché l’aria, scaldata dal basso da mari piuttosto caldi, diviene più leggera dell’atmosfera circostante, sale e condensa così in spesse nuvole l’umidità sottratta all’oceano.

 Alle nostre latitudini invece il maltempo è solitamente portato dai cicloni extra-tropicali, centri di bassa pressione che sempre accompagnano i fronti caldi e freddi.

I cicloni nostrani vengono infatti alimentati da processi dinamici: le nuvole si formano nella parte anteriore, nel verso del moto,del ciclone. Qui infatti, sempre per motivi dinamici, la pressione al livello del mare tende a scendere ( anche di 10-15 hPa in 24 ore). Ma là dove la pressione scende, vengono richiamati venti dalla aree circostanti da tutte le direzioni. Tali venti nel convergere tutti verso l'area ove pressione è in calo, non potendosi tutti accumulare in loco, sono costretti a sfuggire verso l'alto. La correnti ascendenti che così si innescano ove la pressione è in calo, trascinano con sé anche il vapore raccolto al suolo. Nell'ascesa le correnti di aria umida si raffreddano fino a condensare sotto forma di nubi e di piogge il vapore acqueo,

Ma con un Mediterraneo le cui acque ormai in autunno molto più calde di quanto non fossero 20-30 anni fa, rischiamo forse di vedere qualche uragano nostrano piombare sulla Versilia piuttosto che sul Salento?

In realtà, no!

L’estensione e lo spessore dello strato di acque calde del Mediterraneo non è difatti sufficiente ad innescare e sostenere la violenza di un ciclone tropicale. Inoltre alle nostre latitudini l'aumento del vento con la quota (wind shear verticale) è molto più elevato di quello che caratterizza l’Atlantico Tropicale. Ma un forte wind shear favorisce una maggiore turbolenza e rimescolamento nell'atmosfera e quindi una magiare dispersione del calore assorbito dalla superficie del mare. Ma in tal modo vengono indeboliti anche i possenti moti convettivi che alimentano la macchina termica dell'uragano.

 

Quindi uragani nel Mediterraneo? No, Grazie!

 


 Tuttavia negli ultimi decenni in una decina volte si sono osservate nel Mare Nostrum tempeste ibride (figg.1 e 2) con caratteristiche tipicamente tropicali, note come in gergo Bombe del Mediterraneo o, con termini più appropriati, come TLC (Tropical Like Cyclone) o Medicanes (Mediterranean Hurricanesì).

    

Ebbene vi è qualche possibilità (non la certezza!) che un simile ciclone possa formarsi sabato 10 ottobre sul Medio-Basso Tirreno (fig.3), in arrivo dal Nord Africa.

 

Cosa fa pensare che possa essere un TLC?

Ebbene innanzitutto due sue caratteristiche: da una parte la parte centrale del ciclone  è a "cuore caldo" (fig.4) come i cicloni tropicali mentre i tipi cicloni delle nostre latitudini sono colmi di aria fredda; dall'altra il fatto che il ciclone in arrivo dal Nord Africa sorvolerà i mari prossimi alla Sicilia che sono tuttora ancora molto più caldi delle media climatica (fig.5).

Questo spiegherebbe anche le piogge torrenziali ancor  oggi previste per sabato su gran parte del Centrosud (fig.6) nonché i venti molto forti tra 60 e 90 km/ora  previsti, sempre sabato, su molti mari del Centrosud (fig.7).

Prima figura: i più noti TLC ( a cura di www.climamonitor.it)

Seconda Figura: il TLC Zeo qui a Sud di Creta nel dicembre 2005.  Durante la sua formazione, a sud della Sicilia, provocò sull'isola venti tempestosi, alluvioni, danni e vittime.

La nostra ipotesi è stata sposata anche dal noto sito http://www.wetteronline.de/wetterticker?postId=post_5300689


Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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