In pubblicazione il 10 GEN 2018

ABBONDANTISSIME NEVICATE AUTUNNALI IN PIENO INVERNO

Lo stato del manto nevoso al 9 gennaio.Il rischio valanghe


Fonte Immagine: Stefano Alberti

 

L’”inverno” meteorologico prosegue a fasi alterne, regalando alle nostra montagne fasi tipicamente invernali ad altre di stampo prettamente autunnale. Il sistema depressionario che da circa 48 ore insiste sui settori alpini meridionali più occidentali sta come previsto dalla maggior  parte dei modelli precipitazioni abbondanti, spesso sotto forma di rovesci anche temporaleschi, a carattere nevoso  in aree di alta montagna. In quest’ultimo pensiero sono rapidamente riassunte tra anomali meteoclimatiche relativamente al periodo nelle quali si verificano. Senza ricorrere a “paroloni” di difficile tradizione in italiano, il tutto si puo riassumere considerando la notevole energia termica disponibile nei sistema terrra – mare – atmosfera, che si manifesta con una intenso richiamo di aria subtropicale marittima e continentale  delle latitudini nord-africane.

Evidentemente, la mancata evoluzione dinamica della struttura depressionaria – finalmente in fase di colmamento – e sempre   centrata sul golfo del Leone, ha favorito reiterate precipitazioni sui settori più occidentali del sistema alpino e, laddove l’orografia ha amplificato il sollevamento gia  in atto  delle masse d’aria, i fenomeni si sono rivelati più intensi e persistenti. Concetti molto semplici; l’evoluzione temporalesca delle depressione  - assolutamente inconsueta per non dire eccezionale nella prima decade di gennaio – risiede nell’evidente instabilità determinata dal coinvolgimento di differenti masse d’aria che caratterizza la colonna atmosferica; situazione evidentemente molto frequente nel trimestre estivo e spesso nella prima parte di quello autunnale. Quando invece si parla di cumulate nivometriche -  vuoi per scarse conoscenze del sistema termodinamico o piuttosto di quelle relative alla fisica della neve,  senza considerare la complessità estrema del contesto orografico – è molto facile commettere errori notevoli nella quantificazione delle cumulate al suolo piuttosto che interente al limite delle nevicate e all’attecchimento della neve. Le leggi generali della termodinamica poco rispondono a verità in contesti alto montani quando si ha a che fare con sezioni termodinamiche completamente differenti tra di loro a distanze di poche centinaia di metri. Più grave è l’errore derivante dalla convinzione che, qualora “nevichi forte”, rispetto alla quota dello zero termico (calcolata oltretutto in libera atmosfera e non in una valle) ci si possa “ abbassare” di diverse centinaia di metri per trovare precipitazioni in attecchimento, a carattere ancora nevoso….perché oltretutto a quel punto il problema risiede non più nello stato fisico della precipitazione ma nella capacita di attecchimento della neve su neve preesistente o su un suolo gelato piuttosto che umido. Come vedete sono tante, forse troppe le variabili che concorrono alla definizione spazio – altitudinale della precipitazione nevosa ma siccome quando si parla di neve si parla di rischi e pericoli, “giocare” sui numeri può essere rischioso e fonte di allarmi più o meno giustificabili! In  tal senso, Il Colonnello Giuliacci ci ha sempre indicato la strada giusta, fatta di raziocinio e di conoscenze specifiche.

Quanto ai gradi di pericolo della scala europea  utilizzati nelle ultime 24 ore dai vari uffici regionali e provinciali che si occupano del problema, ho notato una notevole precisione nel loro utilizzo, derivante “semplicemente” dalle possibilità di valutazione della stabilita potenziale del manto nevoso derivante dai vari abachi o dalle sperimentazioni ancora tali effettuate dai differenti enti di ricerca internazionali. Sentir pero parlare di pericolo che cresce esponenzialmente alle cumulate nivometriche sa di scoperte scientifiche di alto livello…Certamente, con cumulate di neve fresca superiori ai 100-120 centimetri, oltretutto caratterizzate da manto nevoso umido, tutti i “metodi” di valutazione puntano il dito verso il pericolo 4 o 5 a seconda dei siti e delle caratteristiche termo-nivometriche e nivologiche locali. Il vero problema si identifica invece nel discorso “rischio specifico”. Come gia evidenziato, il fatto che sia questo uno dei periodi dove la montagna innevata è piu frequentata fa indiscutibilmente crescere – staviolta in maniera esponenziale” la possibilità che il turista o l’esperto di montagna possa finire sotto un movimento di una mass nevosa, anche di piccole dimensioni; non serve infatti una “valangona” per causare il decesso di uno o più fruitori della montagna.. Quindi una è la parola da mettersi in testa: prudenza!

Cercando infine di quantificare le nevicate ancora in corso, evidentemente occorre soffermare l’attenzione sui prima menzionati settori occidentali della catena alpina. In particolare , in Piemonte, le precipitazioni nevose sono per lo più cadute a quote elevate  per il periodo in corso; la neve risulta essere  molto umida o bagnata fino ai 1700-1800m di quota, e al di sotto dei 1200-1300m la precipitazione nevosa è stata sovente mista ad abbondanti piogge. Il manto nevoso quindi, al di sotto di queste quote, si presenta umido o bagnato in tutto il suo spessore, con possibile perdita di coesione fino agli strati basali a causa del significativo contenuto di acqua liquida. Sono stati segnalati alcuni distacchi spontanei di valanghe di grandi dimensioni e numerose valanghe di medie dimensioni, a lastroni e a debole coesione. Dalla Valle Po alla Val Sesia i nuovi apporti appesantiscono il manto nevoso preesistente e sono ancora probabili numerose valanghe spontanee, a lastroni o a debole coesione, anche di fondo dai pendii moderatamente ripidi (< 30 gradi) a quote inferiori ai 1800-2200m. Dai settori pennini a quelli delle Cozie settentrionali sono oltretutto presenti diffusi accumuli da vento, di dimensioni maggiori oltre i 2200-2400m, a tutte le esposizioni. Assolutamente corretta risulta di conseguenza essere la quantificazione in 5   - molto forte  - del pericolo incombente in queste specifiche aree montane. Ricordo brevemente che al grado di pericolo 5 corrisponde una situazione cosi definita: “Sono da aspettarsi molte grandi valanghe spontanee, anche su terreno moderatamente ripido”. Le cumulate di neve fresca calcolate dalle ore 6 del giorno 7 alle ore 9 del giorno 9 si attestano -  oltre i 2100-2300 metri di quota -  tra i 120 ed i 150 cm – come a Lago dietro la Torre, Col Barant di Bobbio Pellice, Pian Giasset, Beaulard, Clot de la Some, Le Selle, Lago Pilone e più a nord, nell massiccio del monte Rosa, a Macugnaga. A Sestriere capoluogo sono caduti 102 cm di neve con massa volumica media 115 kg/mc con un manto nevoso complessivo attuale di 202 cm. La cumulata massima assoluta  di 180 cm è stata misurata presso il  Rifugio Gastaldi (2660 m) sito in posizione sopravvento rispetto al flusso responsabile di tali fenomenologie.

In Valle d’Aosta, la situazione non è molto dissimile, specie sui settori più orientali della regione, nelle valli aperte verso sud; attualmente  Il grado di pericolo è pari a 5-molto forte nelle vallate del Gran Paradiso, medie e alte valli del Lys e Ayas e alta Valtournenche, 4-forte su tutto il resto del territorio regionale. Inoltre, i venti moderati o forti da SE durante la nevicata determinano la formazione di estesi accumuli in particolare alle esposizioni settentrionali e occidentali oltre i 2500-2700 m in particolare nei settori a confine con il Piemonte. Distacchi spontanei di neve bagnata anche di fondo, di medie dimensioni anche in grado di raggiungere la viabilità di fondovalle.
si possono verificare sopra il limite del bosco, possono raggiungere il fondovalle sia con la componente nubiforme, sia con la densa e in alcuni casi superare i limiti storici conosciuti…A buon intenditore…

Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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