In pubblicazione il 28 NOV 2017

Un Novembre perturbato ma non così nevoso

Le perturbazioni a novembre non sono mancate e hanno portato anche la neve, ma il manto nevoso non risulta particolarmente abbondante


Fonte Immagine: Col. Mario Giuliacci

 

Il novembre volge rapidamente al termine e finalmente, dopo una serie infinita di mesi quasi univocamente caratterizzati da scarse precipitazioni e temperature oltre le medie climatiche, è trascorso sotto l’ egida di una decisa alternanza di condizioni anticicloniche dio matrice subtropicale e di perturbazioni atlantiche o polari  che hanno apportato abbondanti precipitazioni, evidentemente nevose in montagna. Nonostante queste “note liete” che farebbero almeno sperare in un inverno degno di tale nome, l’innevamento complessivo sui nostro monti  - anche a dispetto delle numerose previsioni che promettevano metri di neve - non è cosi abbondante come si possa pensare, visti i frequenti passaggi frontali occorsi. Si pensi, a tal proposito che spessori totali del manto nevoso superiori al metro si osservano solo localmente nelle aree glacializzate. Certamente, è questa una situazione migliore di quella verificatasi nelle ultime stagioni autunnali ma chi ha vissuto stagioni autunnali degli anni 80 e 90, si rendono bene conto che anche questa stagione è stata caratterizzata da una certa penuria di manto bianco, in particolare alle quote elevate.

Più in particolare, sulle Alpi piemontesi e valdostane, la settimana appena terminata è  stata caratterizzata da tempo stabile con temperature nella media del periodo. E  ventilazione spesso molto intensa, prevalentemente dai quadranti settentrionali con evidente ridistribuzione del manto nevoso. Il week-end ha invece apportato nuove deboli nevicate sin sui 1200 metri di quota. In generale il manto nevoso risulta assestato e generalmente ben consolidato e stabile, con neve già trasformata sui pendii più soleggiati, mentre alle altre esposizioni si trovano croste da rigelo o da vento generalmente non portanti. Nelle zone riparate in piena ombra oltre i 2000 m è possibile trovare neve a debole coesione. Su Alpi Marittime, Liguri e Lepontine lo spessore del manto nevoso risulta più abbondante rispetto gli altri settori alpini, con innevamento continuo a partire dai 1200-1400m sui versanti in ombra e 1300-1500m sui pendii soleggiati. Le misure più significative si osservano a Limonetto  - 52 cm, a Colle della Lombarda, 57 cm di cui 6 di neve recente  e in alta Val Formazza – 50 cm di cui 4 recenti. Evidentemente , in alta quota si osservano aree con accumuli ben superiori al metro alternata ad aree aventi manto nevoso quasi completamente eroso. 

Sui settori lombardi, limitati strati superficiali di neve fresca asciutta a debole coesione poggiano su strati moderatamente consolidati e croste da fusione e rigelo inglobate. Il manto nevoso è in generale moderatamente consolidato sulla maggioranza dei pendii. La neve fresca caduta recentemente è stata già ridistribuita per effetto della intensa attività eolica in alta quota. Il manto nevoso è presente al suolo su Alpi Retiche, Orobiche e Prealpi Lombarde, sopra i 1600-1800 metri di quota, con spessori variabili da 10 a 40 cm, più abbondanti localmente nel massiccio del Bernina. Particolare attenzione si deve porre sui pendii al riparo dai venti, in presenza di significativi accumuli di neve ventata dove saranno possibili distacchi di valanghe a lastroni e/o a debole coesione – gradi di pericolo moderato.

Sulle Alpi trentine, il manto nevoso è caratterizzato dalla presenza di soffici lastroni di neve ventata su strati debolmente consolidati. Il manto nevoso, presente oltre i 1200-1400 metri di quota -  è debolmente consolidato solo su alcuni pendii esposti a nord-est. il pericolo valanghe è localizzato in conche, canali e zone con neve accumulata dal vento. In talune situazioni il distacco di una valanga a lastroni è possibile anche con un debole sovraccarico. Gli spessori più significativi si osservano nell’area del Tonale – 30 cm al passo, un metro sul Ghiacciaio Presena – e sul massiccio del Latemar – 30-45 cm a 2000 metri di quota.

Sui settori altoatesini, a circa 2000 metri di quota, sono presenti al suolo mediamente dai 20 ai 60 cm di neve, in particolare sui settori retici compresi tra la Val Senales e la Val Passiria. Il manto nevoso, alle quote più elevate, presenta ancora una stratificazione sfavorevole ed il distacco è possibile localmente già con debole sovraccarico specialmente sui pendii in ombra e sottovento. In generale, esso è distribuito in maniera disomogenea ed è caratterizzato da uno strato superficiale di neve fresca o ventata a debole coesione, frutto dell'intensa attività eolica dell'ultimo periodo.

Anche le alpi venete hanno registrati durante il fine settimana deboli nevicate - 5-10 cm accompagnati da venti molto tesi settentrionali . Anche nelle Prealpi sono caduti 5-20 cm di neve in quota. Questa neve copre strati duri di neve fortemente rimaneggiata dal vento della settimana scorsa. Il pericolo di valanghe è 2-moderato oltre i 2200 m di quota per situazioni pericolose date principalmente dalla neve ventata e secondariamente da strati interni deboli del manto nevoso.


Sono possibili locali distacchi provocati di piccole valanghe di neve ventata, in singoli casi con debole sovraccarico. I distacchi di lastroni profondi sono generalmente possibili con forte sovraccarico. Il manto è spesso al massimo 45 cm oltre i 2500 metri.

Sulle Alpi friulane, il limite della neve al suolo è come  sempre relegato piu in basso – intorno ai 700 metri di quota;  durante il fine settimana l’area  è stata interessata da nuove precipitazioni nevose con cumulate dai 20 ai 40 cm sulle Alpi Giulie e 10-25 cm sul resto del territorio. La nuova neve, accompagnata da forti venti nord-orientali, si è depositata, ove presente, sul vecchio manto nevoso, creando nuovi accumuli a tutte le esposizioni. Il legame tra la nuova e vecchia neve non è ottimale per cui sono possibili distacchi provocati localmente anche con debole sovraccarico. Sul massiccio del Canin il pericolo è  marcato per la maggiore quantità di neve caduta  - un metro sulla Conca prevala e la presenza di consistenti accumuli. Il pericolo è moderato sulle Alpi Giulie e Carniche occidentali, debole sulle Prealpi e sulle Alpi Carniche Centrali

Sui domini appenninico la situazione dell’innevamento non è certamente migliore; anche la perturbazione attualmente  in atto non ha assicurato cumulate degne di nota – al massimo 15-20 cm sui settori sopravento dei massicci della Maiella e del Gran sasso in Abruzzo, con quota di attecchimento della neve in torno ai 1000 metri sui settori tosco emiliano e 1100-1300 metri su quello umbro - marchigiano o ed abruzzese molisano. In generale, gli appena citati strati di neve fresca asciutta a debole coesione poggiano o direttamente sul suolo o su strati moderatamente consolidati e croste da vento inglobate. Il manto nevoso è in generale moderatamente consolidato solo su alcuni pendii ripidi aventi esposizione ai quadranti settentrionali.

 

 



Fonte Articolo: Massimiliano Fazzini

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