9 Aprile 2022 ore 09:04

CAMBIAMENTO CLIMATICO, L'isola che c'era e che ora non c'è più

L’incredibile storia della East Island, paradiso naturalistico cancellato in una notte dal cambiamento climatico

Mario GiuliacciMario Giuliacci

CAMBIAMENTO CLIMATICO, L'isola che c'era e che ora non c'è più

MeteoGiuliacci

 

La East Island è una sottile striscia di sabbia, lunga circa 800 metri e ampia poco più di 100 metri, posizionata nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, a oltre 800 chilometri di distanza dalle Hawaii, e ogni anno diviene meta di intere colonie di tartarughe marine, albatros e foche monache che arrivano fin qui per nidificare e crescere i loro piccoli. Insomma, Est Island è una preziosissima oasi naturalistica, uno dei fiori all’occhiello dell’oasi marina protetta Papahanaumokuakea. Ma forse sarebbe più corretto scrivere che “era” una preziosa oasi naturalistica, perché questo lembo di terra disperso nell’immensità dell’oceano è praticamente scomparso, all’improvviso, nell’arco di una notte! 

L’uragano che ha ridisegnato le mappe

Insomma, se la cercate sulle mappe, probabilmente la trovate ancora, ma nella realtà la East Island è praticamente scomparsa: laddove dovrebbe essere, non c’è più! Cosa è successo? Dove è finita questa preziosa striscia di terra persa nel bel mezzo dell’Oceano? Se la è letteralmente “mangiata” un violentissimo uragano! Tra il 4 e il 5 ottobre del 2018 infatti un potente ciclone tropicale, l’uragano Walaka, ha investito questo isolotto facendolo scomparire dalle immagini raccolte dai satelliti. 

La East Island nelle immagini dal satellite, prima e dopo il passaggio dell’uragano Walaka (Fonte Immagine: U.S. Fish and Wildlife Service/NASA) 

Il passaggio della violentissima tempesta, a causa dei venti furiosi che raschiavano e ammassano le acque del mare di fronte a al suo passaggio, è stato accompagnato da un innalzamento del livello del mare compreso tra i 2 e i 5 metri: ondata di marea che, come uno tsunami, si è abbattuto sull’esile isolotto che si ergeva sul livello del mare di appena un paio di metri, trascinando via gran parte della sabbia che la componeva. I ricercatori stimano che l’uragano si sia portato via circa il 95% dell’isola, e in effetti anche dalle immagini del satellite oramai appaiono visibili appena due piccoli lembi sabbiosi che sporgono appena dalla superficie del mare. Così il lembo sabbioso, che si è formato circa 2000 anni e che tra il 1944 e il 1952 è anche stato sede di una stazione radio della Guardia Costiera americana, nell’arco di una notte è stato spazzato via. 

Un uragano costruito dal cambiamento climatico

Secondo gli studiosi della NOAA il drammatico evento sarebbe una conseguenza del cambiamento climatico, che ha reso i cicloni tropicali mediamente più intensi e causato un innalzamento del livello del mare che ha reso più facile, per l’onda di marea che solitamente accompagna queste violente tempeste, trascinare lontano la sabbia di cui era composta East Island. In effetti Walaka rappresenta in assoluto uno dei più intensi uragani di sempre in quell’area del Pacifico, e in base alle principali proiezioni climatiche in futuro sempre più spesso dovremo fare i conti con cicloni tropicali di eccezionale potenza: le simulazioni dei supercomputer suggeriscono infatti che, con un’atmosfera via via sempre più calda, il numero complessivo di cicloni tropicali non cambierà di molto, ma la loro intensità media, al contrario, aumenterà notevolmente. E non arrivano certo notizie migliori per quel che riguarda l’innalzamento del livello degli oceani: fusione dei ghiacciai continentali e riscaldamento delle acque marine (l’acqua calda occupa un volume maggiore di quella fredda) infatti entro la fine del secolo spingeranno il livello dei mari ancora più su, secondo le proiezioni più pessimistiche anche di oltre un metro, con effetti devastanti su isole e tratti di costa più bassi.


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