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Curiosità

Qualche differenza tra l’uomo e la donna

La maggiore luminosità e il maggiore tepore della primavera provocano anche un’iperattività in tutte le nostre funzioni vitali e una maggiore produzione di ormoni, come quelli che scandiscono i ritmi del sonno e del risveglio e, soprattutto, quelli che regolano la riproduzione.

Ecco perché nell’uomo, così come in molte altre specie animali, in primavera esplode la libido.

Ma uomo e donna hanno reazioni diverse.

Per l’uomo il top del desiderio sessuale viene raggiunto nelle giornate primaverili un po’ più fredde e, preferibilmente, di primo pomeriggio.

Per la donna il momento sessualmente più stimolante cade quando inizia al calare la luce del sole e nelle giornate primaverili un po’ calde.

Tuttavia le stagioni influenzano non solo il desiderio ma anche la fecondazione perché la concentrazione di spermatozoi nel liquido seminale maschile segue un preciso andamento stagionale: bassa in estate fino a raggiungere il minimo in settembre ( -20 % rispetto alla media ); più elevata in autunno inoltrato e in inverno, con massimi valori a fine novembre e in febbraio ( + 10% ). 

Ma se desiderate avere una femmina, piuttosto che un maschio, è ancora la primavera la stagione migliore perché alcune ricerche hanno dimostrato che il caldo sembrerebbe danneggiare gli spermatozoi portatori del cromosoma femminile Y.


Più di 10.000 ogni anno nel mondo le persone… fulminate

Persone colpite, i maniera più o meno grave, dai fulmini, con effetti che vanno dalla morte per folgorazione, a scottature di vario grado, lesioni permanenti di organi interni.

I danni poi ad opere, manufatti, elettrodotti sono ingenti e, solo in Italia, assommano a varie centinaia di migliaia all’anno.

Il fulmine provoca spesso perdite di bestiame e, a volte, vere e proprie ecatombi di pecore, animali che hanno l’abitudine di riunirsi in gruppo compatto, cosicché la colonna d’aria calda e umida, a carica positiva, che dal gregge sale verso la base della nube temporalesca, crea un percorso conduttore attraverso  il quale si scarica poi la folgore.

Anche gli alberi sono frequente bersaglio dei fulmini perché, per il noto effetto elettrico del potere disperdente delle punte, anch’essi tendono disperdere sulla colonna d’aria sovrastante le cariche elettriche sottratte al suolo - così come avviene nel parafulmine – creando anche in questo caso un colonna d’aria conduttrice tra l’albero e  la base del temporale.

 Per quanto riguarda i danni agli edifici le statistiche indicano che il 55% circa dei fulmini colpisce campanili, torri late e guglie, il 38% i camini, il 6% i tetti. Questo spiega anche il perché il campanile di S.Marco a Venezia sia stato danneggiato dai fulmini ben 9 volte.

A seconda del loro aspetto e delle loro caratteristiche i fulmini vengono diversamente classificati: a linea, di ritorno, a razzo, lampi di calore, diffusi, a perla, superficiali. Tuttavia, tra tutti, i più suggestivi sono senz’altro i Fuochi di Sant’Elmo e i Fulmini  globulari.

In particolari condizioni ambientali – così come in corrispondenza a sporgenze rocciose aguzze, alberi delle navi a vela – le forze elettriche generate dalle cariche presenti sulla superficie terrestre subiscono una notevole intensificazione,

In certi casi anche la corrente elettrica di bel tempo, nonostante l’assenza di nubi temporalesche, può generare scariche con emissione di luce, specie se nell’atmosfera vi sono molte cariche elettriche generate per strofinio da venti secchi. In questi casi dalle sporgenze si sprigiona una fiamma molto luminosa le cui propaggini si spingono in alto per parecchi metri, disegnando nell’aria figure che cambiano da un istante all’altro.

Talvolta addirittura le fiammelle ìsi diramano dal capo e dalle estremità del corpo degli alpinisti e la luce “emessa” dalla testa assume l’aspetto di un vero e proprio alone, simile a quello che  circonda il capo dei Santi nei dipinti sacri. 

Poiché tutte queste manifestazioni luminose vengono osservate il più delle volte sulla cima degli alberi delle navi  a vela in mare aperto, sono citate come Fuochi di Sant’Elmo, il Santo protettore dei naviganti. Il fenomeno si manifesta spesso anche sulla cima dei bastioni del porto di Malta ove i marinai inglesi lo chiamavano il corposant  ( il corpo del Santo ).

Ma tra tutti i fulmini i più bizzarri sono quelli globulari ( denominati  anche fire ballas ), simili a vaganti palle di fuoco – ma senza emanazione di calore – in genere di colore arancione o rosso-arancione o bianco intenso,  con un diametro di 20-30 cm, e che di solito dimanifestano in presenza di nubi temporalesche. Il fenomeno è così raro e curioso tanto che in passato ne era stata messa in forse l’esistenza. Ma oggi al riguardo non si nutrono più dubbi, dopo che è stato possibile riprodurlo in laboratorio. Ma ecco alcune stranezze dei fulmini globulari: attraversano, senza arrecare danni, lastre di ceramica; si muovo in senso contrario alle correnti aeree; prediligono i luoghi chiusi, ove entrano attraverso porte o finestre  aperte ma, soprattutto dai camini, probabilmente per la presenza di gas ionizzati sulla colonna d’aria calda che esce dal camino stesso.

Non è pericolo per l’uomo, a meno che se ne venga a contatto. Un ragazzo, incuriosito dal fenomeno, lo colpì con un piede, provocandone l’esplosione. In un’altra circostanza la palla di fuoco, dopo essere entrata in casa attraverso il camino, avanzò lentamente nella stanza, quasi al livello del pavimento, fino a portarsi ai piedi di una persona lì presente. Poi salì fino all’altezza della  sua testa ed infine ritornò nel camino, esplodendo con fragore.

Comunque anche i comuni fulmini hanno talvolta un comportamento imprevedibile.

In una falegnameria una folgore bruciò tutti i manici degli arnesi che, in duplice fila, erano stati riposti su una panca, ma lasciò indenne un mantello che era lì vicino.

Unblocco di pietra di un campanile, pesante un quintale, fu scaraventato da un fulmine  a 55 metri  di distanza.

I gioielli indossati da una signora fusero, volatilizzandosi all’istante, ma lasciarono indenne la malcapitata.

Un soldato USA  nel 1943 rimase ermeticamente chiuso nel suo sacco a pelo, la cui cerniera metallica era stata fusa da una folgore.

Talvolta persone colpite dal fulmine si ritrovate completamente nude, con gli abiti a pezzi disseminati intorno, probabilmente a causa dell’improvviso forte surriscaldamento dell’aria contenuta nelle fibre tessili, con conseguente dilatazione esplosiva.

 

Tratto dal libro "Meteocuriosità" - A.Giuliacci, M.Giuliacci. Ronda Editore -2013    


Il mito di Icaro nasce da tale istinto primordiale

Il desiderio di libertà e di affrancamento dell’uomo dai propri limiti naturali, le necessità difensive garantite dalle antiche fortezze arroccate sulle alture più impervie, lo sviluppo del pensiero scientifico legato alla possibilità di un’osservazione da un punto di vista quasi divino.

 Sono esempi che testimoniano come, da sempre, l’uomo sia attratto dalle altitudini più elevate.

E anche la leggenda di Icaro nasce da questo istinto primordiale.

Questo desiderio che permea l’animo umano si è manifestato anche nell’architettura, conciliando esigenze urbanistiche e prestigio sociale.

Già nell’antica Roma la necessità di sfruttare ogni spazio disponibile portò allo sviluppo delle abitazioni in altezza per consentire una maggiore densità abitativa; inoltre opere monumentali testimoniavano la grandezza della Città e affermavano la propria supremazia.

Il limite allo sviluppo in verticale era solo tecnologico e, sebbene la scoperta e l’utilizzo del “cementitium” romano permettesse tecniche costruttive assai ardite per l’epoca, era ancora ben lontana la costruzione del “Home Insurance Building” di Chicago nel 1885, quello che è considerato il primo grattacielo della storia: uno scheletro di acciaio dove i muri non hanno più alcuna funzione portante ma esclusivamente di copertura.

Da quel contestatissimo edificio di 55 metri ai 508 metri del “Taipei Financial Center” la corsa non si è arrestata ed oggi il  primato spetta al Burj Khalifa nel Dubai, alto ben 828 metri.

Ma è già  senz'altro pronto l’ambizioso progetto di superare il km di altezza.


Pollini n brusco aumento per una lunga fase di bel tempo. Consigli... fai da. Te

Cattive notizie gli allergici ai pollini. Il tempo piovoso di marzo e di questa prima quindicina di aprile ha limitato fortemente la dispersione dei polini nell’aria.

Ma nei prossimi 7-10 giorni il tempo, complice una persistente alta pressione, favorirà un tempo bello, stabile e soleggiato su tutta quasi l’Italia e soprattutto al Centronord.

Il forte soleggiamento e la persistenza di temperature sopra la media per 7-10 giorni consecutivi favorirà, oltre che un’esplosione nella fioritura delle piante, anche una elevata concentrazione  di pollini nell’atmosfera.

I soggetti che più soffriranno dell’imminente aggressione dei pollini alle vie respiratorie sono ovviamente soprattutto i sofferenti di asma. 

 

 Ed  ecco ora alcuni consigli per difendersi meglio dall’attacco dei pollini:

 

  • evitare, se possibile, di uscire tra le 5 e le 10 del  mattino, ore nelle quali i pollini raggiungono la massima concentrazione, perché tendono a ristagnare e ad accumularsi in prossimità del suolo;
  • evitare le gite in campagna;
  • per il fine settimana scegliere le località marine perché le brezze che soffiano dal mare, oltre a trasportare aria pulita, spazzano via anche i pollini;
  • quando soffia il vento, la concentrazione di pollini tende ad aumentare e quindi è bene restare il più possibile entro ambienti chiusi;
  • chiudere i finestrini quando si viaggia in auto;
  • evitate lo smog cittadino perché fornisce vie preferenziali di accesso all’organismo attraverso le microlesioni alle prime vie respiratoria
  • spazzolarsi gli abiti  ed i capelli al rientro a casa;
  • attenzione all’alimentazione, perché ogni tipo di polline scatena a sua volta allergie verso specifici cibi.

 

 

Comunque ricordatevi in ogni caso cdi affidarvi alle cure del Vostro Medico di fiducia

 

 


La sua spirale obbedisce ad una legge universale, valida dalle galassie ai…cavolfiori

Osservate l’immagine di copertina che raffigura la perturbazione, ora prossima alla Francia e alla Spagna, quella stessa che domenica 15 aprile raggiungerà l’Italia.

L’appetto che più balza subito agli occhi è la spirale nuvolosa generata dalle correnti che, con rotazione antioraria, convergono verso un centro di bassa pressione (B), il tipico ”ciclone mobile” che accompagna sempre le perturbazioni atlantiche.

L’accumulo di masse d’aria, convergenti tutte verso la parte centrale del ciclone, costringe le stesse a sollevarsi verso l’alto fino al 10-15 km di altezza. Nell’ascesa forzata si raffreddano di circa 10°C per km, condensando in tal modo appunto sotto forma di nuvole, l’eccesso di vapore acqueo.

 Insomma la spirale è la tracica visibile lasciata delle correnti aeree intorno al vortice di bassa pressione.

Ma qui abbiamo riportato la figura per evidenziare un altro aspetto straordinario., noto a pochissimi

Infatti la forma a spirale è presente in natura non solo nei cicloni  - compresi quelli tropicali come uragani e tifoni - ma  in molti altri strutture, come ad. esempio, la spirale delle chiocciole, la forma di molte piante o fiori, delle onde marine e di molte parti del corpo umano (orecchio, polpastrelli),  nonché nell’universo (es. la sperale delle galassie).

Ma, cosa ancor più straordinaria, tutte tali forme obbediscono ad una stessa legge universale, una legge espressa in formula matematica dalla “Serie di Fibonacci”, il matematico che in pieno Medioevo (sic!) scoprì la “sezione aurea”

La sezione aurea è stata applicata molte volte anche all’arte, tanto che divenne un’ossessione nell’architettura del Rinascimento! . Es. Le dimensioni della Gioconda,. In tempi recenti anche il Palazzo di Vetro dell’ONU.

Comunque il numero aureo era noto anche nell’antichità. Ad esempio le piramidi di Egitto, il Partenone, la cariatidi dell'Eretteo sono state costruite con la regola della sezione aurea. Fibonacci ha avuto però il merito di avere scoperto la legge dell’armonia universale.

Anche la musica ha impiegato la serie numerica di Fibonacci come nelle fughe di Bach, nelle sonate di Mozart,  nella quinta di Bethoven.

 


Anche le condizioni meteo possono può dare una mano

La capacità di concentrazione e il lavoro mentale in genere sono influenzati anche dalle condizioni ambientali di temperatura e umidità.

In particolare i nostri rifessi sono rallentati con pressione atmosferica in calo, cielo coperto, temperature troppo alte o con venti caldi e secchi. Anche il freddo rallenta la nostra risposta agli stimoli esterni, perché riduce la sezione dei capillari sanguigni e quindi anche l’irrorazione cerebrale.

Le condizioni ottimali per riflessi pronti e reazioni efficaci sembrerebbero quelle offerte da giornate con cielo sereno, temperature gradevoli e alta pressione.

In tal ambito anche la concentrazione e il rendimento degli studenti sarebbero condizionati dalle condizioni meteo.

In particolare pare che per prendere un bel voto convenga farsi interrogare in un periodo di alta pressione, però nel momento in cui l’alta pressione inizia dissolversi con un lento calo della pressione atmosferica. Il lento calo della pressione atmosferica però, sembra giovare più alle ragazze che ai ragazzi e la motivazione risiederebbe nella maggior sensibilità del genere femminile ai cambiamenti del tempo e, più in generale, ai condizionamenti dell’ambiente circostante.

Attenzione però alle situazioni in cui il barometro segnala un calo della pressione troppo brusco e rapido, perché possono provocare un minore apporto di ossigeno al cervello e quindi ottenere l’effetto contrario, con il risultato di una diminuzione dell’efficienza mentale.

Ancor più certa è invece l’influenza dei fattori meteo sul rendimento del lavoro fisico; non dimentichiamo che la temperatura ottimale con cui rimboccarsi le maniche varia anche a seconda del tipo di lavoro ed è commisurata al tipo e all’intensità dello sforzo richiesto.  In linea di massima la temperatura ideale per varie attività è tanto più bassa quanto più intenso è lo sforzo che ci accingiamo a compiere.

 

Tratto dall’opera “Meteocuriosità” – Autori: Andrea Giuliacci-Mario Giuliacci – Ronca Editore

 


Ovviamente del "Generale inverno" - Autore Paolo Bettini

 

Il mio ricordo busserà alle vostre porte,

quando tutto intorno sarà calore forte.

 

Con finestre spalancate e le zanzare assetate,

avrete un assillo nelle vostre nottate.

 

Nei letti, accaldati e appiccicosi,

rimpiangerete i miei giorni nevosi.

 

Perché nella densa e malsana aria Padana,

vi mancherà molto la mia Bianca Dama.

 

Leggera e discreta ella si posa,

dove ogni occhio lo sguardo vi posa.

 

E nei prossimi mesi col sapor d’inferno,

tenete duro perché non sarà in eterno.

 

Fidatevi di me e del mio amore paterno…

“Io tornerò!”, sono il generale Generale Inverno.

 

 

 


Lavare l'auto potrebbe essere inutile, ecco per quale motivo

L'alta pressione è tornata ad abbracciare tutta la nostra Penisola ma non è destinata a durare a lungo. Già nella giornata di domenica 8 aprile tenderà a cedere a causa dell'avvicinamento di una perturbazione Atlantica che raggiungerà poi buona parte della Penisola Lunedì 9 Aprile. I venti richiamati da Sud dalla perturbazione, con particolari meccanismi anche complessi, riusciranno a portare in quota sabbia direttamente dai deserti del Nord Africa e quindi, polveri sahariane, si alzeranno alle alte quote, come possiamo notare dall'immagine allegata. E così, le piogge che inizieranno al Nord Ovest e Sardegna domenica pomeriggio/sera per poi estendersi a tutto il Nord Italia e Centro Italia ed alcune regioni del Sud nella giornata di lunedì conterranno polveri sahariane che "sporcheranno" soprattutto le nostre auto. Lavare l'autovettura, quindi, potrebbe risultare inutile.

Le mappe del nostro modello sulle precipitazioni previste in 24 ore le trovate QUI.


Ecco il rapporto 'Ispra" sulle voragini e l'elenco di alcune città che stanno lavorando per mettersi in sicurezza contro il dissesto idrogeologico

Roma nelle ultime settimane è balzata alla cronaca a causa delle voragini che in piu' punti della città si sono aperte improvvisamente e ci si interroga sul rischio che ogni nostra città può correre sul tema delle voragini e sul dissesto idrogeologico.
Ci sono zone molto più a rischio di altre e pensate che sono censite. Già nel 2014 l'Ispra ha organizzato un convegno ''Voragini in Italia: i sinkholes e le cavità sotterranee: ricerca storica, tecniche di studio e d'intervento'' durante il quale è stata presentata una ''Carta di suscettibilità ai sinkholes'' del territorio di Roma sino al Raccordo anulare, aggiornata al 2014. In particolare, l'Ispra ha censito a Roma più di 2500 sinkholes dal 1875 al 2014. Tra le regioni più colpite dai fenomeni di sprofondamento naturale, la Campania, la Sardegna, la Puglia e il Lazio. In particolare per quest'ultima, sono state individuate 33 aree a rischio, con un totale di 393 voragini censite.

In cima alla classifica delle città esposte, oltre a Roma, Napoli e Cagliari, anche Palermo e Messina. Nel sottosuolo della Capitale, come in molte città italiane, tra le quali Napoli (dove, da diversi anni, sono state censite dal comune oltre 900 cavità sotterranee, per una superficie complessiva di oltre 60 ettari) è presente un reticolo esteso e denso di cavità sotterranee: cave, catacombe, reti idrauliche, acquedotti, fognature e cunicoli di interesse archeologico, che se interessate da piogge copiose, fratture del suolo, eventi sismici o attività umane non adeguate alla situazione geologica, possono innescare le voragini.

Ad esempio, il quadrante est della Capitale è particolarmente ricco di cave di tufo scavate dai romani in galleria nel sottosuolo, che corrono per km e collegate tra loro. La presenza di tali cavità potrebbe essere ragione del collasso degli strati più superficiali del terreno, con la formazione di voragini di dimensioni metriche.

Nel solo territorio di Roma negli ultimi 15 anni si sono verificati in media 100 sprofondamenti l'anno, dovuti per lo più a cedimenti delle cavità sotterranee, con danni anche significativi. Il fenomeno è purtroppo in incremento e nei recenti episodi alluvionali intensi, si sono aperti 20 sprofondamenti al giorno di dimensioni e pericolosità molto diversi tra loro a causa del sovraccarico di pioggia nella rete dei sottoservizi della Capitale. Tra i quartieri che meritano particolare attenzione, il Prenestino, l'Appio-Tuscolano, il Tiburtino, Monteverde vecchio e l'Esquilino. Il Servizio Geologico d'Italia dell'ISPRA ha realizzato un Database Nazionale dei Sinkholes consultabile sul sito dell'Istituto (www.isprambiente.gov.it).

Dopo la voragine che ha gettato nelle polemiche Firenze, Mauro Grassi, direttore della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, ha elencato alcune città dove si sta lavorando contro il dissesto idrogeologico.

Per Genova e gli interventi sul Bisagno “abbiamo destinato 400 milioni per i vari lotti, gli esiti dei cantieri si vedranno tra 4 o 5 anni. Risalendo, si arriva a Torino, dove abbiamo in progetto un intervento importante sulle casse d’espansione della Dora Riparia. A Milano ci sono i 100 milioni per impedire le esondazioni del Seveso.

“Bologna ha fatto interventi importanti, Firenze è la terza città più a rischio, con una serie di progetti sull’Arno già finanziati”, spiega Grassi. “Carrara e gli argini sul Carrione sono una nostra priorità di interventi, assieme ai lavori per impedire che Viareggio si allaghi di nuovo”. Passando all’Adriatico, “abbiamo interventi a Cesenatico, 53 milioni investiti su Pescara, che finisce spesso sott’acqua. In Umbria c’è Foligno che rischia per le bizze del fiume Topino”.

“A Sarno abbiamo destinato 250 milioni per ricucire le frane”, continua Grassi. In Calabria “ci sono tanti interventi programmati: a Reggio, ad esempio, c’è la strada che va all’aeroporto costruita, letteralmente, sotto il fiume. Per non parlare di Rossano e Corigliano, alluvionati l’estate scorsa”.

“A Palermo e Catania c’è il sistema fognario “che provoca i rischi maggiori di esondazione. A Messina c’è un sistema di torrentelli molto pericoloso. Infine Olbia, con altri interventi già avviati. E le assicuro che questa mappa è solo parziale”


I loro occhi spesso mal sopportano il rapido aumento dei raggi ultravioletti

In primavera la luce solare diviene via via più intensa, giorno dopo giorno,  e aumenta di pari passo anche la dose di raggi ultravioletti.

Ma gli occhi di molti bambini o adolescenti non sopportano tale brusco aumento di raggi solari ad alta energia  cosicché si ammalano di cheratocongiuntivite, una patologia che può persistere anche per tutta l’estate.

Sarebbero tra 1000 e 5000 i giovani che in primavera soffrono di tale malattia.

I sintomi? Contrariamente alle comuni congiuntiviti primaverili di natura allergica perché scatenate dai pollini, la congiuntivite da superdose raggi ultravioletti non sempre arrossa gli occhi, non è accompagnata da rinite, è associata ad una forte fastidio da parte della luminosità del giorno, genera papille rosse e prominenti sotto le palpebre.                

Si manifesta in genere intorno ai 4-6 anni e si risolve spontaneamente intorno 18-20 anni.

In questi casi, secondo la medicina, per alleviare i sintomi sono inutili – anche se possono portare un parziale sollievo - gli impacchi e colliri

Per la scelta dei rimedi più efficaci sarà bene rivolgersi al proprio medico curante.

 

 


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