In pubblicazione il 2 MAR 2016

El Niño diede una mano a Pizarro nella conquista degli Inca

Venti occidentali provenenti dall'Oceano favorirono l'approdo sulle coste peruviane e portarono piogge durante l'attraversamento del deserto


Fonte Immagine: wikimedia

 

La scomparsa delle civiltà precolombiane fu causato dai colonizzatori del Vecchio Mondo ma spesso fu agevolato dalle bizze del clima. Così fu per la capitolazione dell’Impero Inca, favorita dalla superiorità degli invasori ma anche da una provvidenziale anomalia climatica tipica del Pacifico Tropicale: El Niño. La conquista dell’Impero Inca difatti fu impresa ardua non tanto per la resistenza degli Inca, quanto piuttosto per il clima ostile. Per due volte, tra il 1524 e il 1526, Pizarro tentò invano di raggiungere le coste peruviane, respinto, dopo mesi di  navigazione, da venti avversi (gli Alisei da Sudest). La terza spedizione fu più fortunata. Pizarro partì  a gennaio del 1531 con tre vascelli, 180 soldati e 27 cavalli, e in soli tredici giorni, spinto da venti ora favorevoli da Ovest - tipici nelle situazioni di Niño e che prendono il posto degli Alisei da Sudest -  giunse nel Sud dell’Ecuador. Da qui la spedizione proseguì a piedi fino al Golfo di Guayaquil. Adesso solo il deserto di Sechura divideva Pizarro da Cajamarca, la sede dell’imperatore Inca. Il condottiero spagnolo scelse di marciare ai margini del deserto, riuscendo infine a raggiungere la  meta. Nell’impresa fu però aiutato ancora una volta dal Nino: il clima insolitamente piovoso - una diretta conseguenza ancora dei venti umidi occidentali provenienti dall'Oceano -  gli consentì infatti di avere cibo e acqua per i bisogni di truppe e bestiame. In tal modo nel novembre del 1532 Pizarro, giunse a Cajamarca,  ponendo fine al secolare impero degli Inca.


 



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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