In pubblicazione il 21 NOV 2020

I batteri che scatenano la pioggia

Negli ultimi anni alcuni studi hanno svelato il ruolo svolto dai microorganismi nell’influenzare le condizioni atmosferiche


Fonte Immagine: News

Nel 2013 un gruppo di scienziati della NASA e del Georgia Institute of Technology hanno annunciato di aver scoperto la presenza di un numero significativo di microorganismi, per la maggior parte batteri, nella Media e Alta troposfera, in una fascia compresa fra 6 e 10 chilometri di altezza.


La scoperta è stata fatta nell’ambito del progetto GRIP (Genesis and Rapid Intensification Processes) della NASA, un programma di ricerca che si pone come obiettivo quello di comprendere meglio i meccanismi di formazione dei cicloni tropicali e i processi che li portano a trasformarsi in veri e propri uragani (ovvero i cicloni tropicali più intensi).


In alcuni campioni d’aria raccolti nel 2010 durante e dopo il passaggio di due intensi uragani, Earl e Karl, gli studiosi hanno infatti trovato un gran numero di microorganismi (nell’immagine fasi della campagna di raccolta), anche se rimane da stabilire se essi effettivamente vivano abitualmente in questa regione dell’atmosfera, sui composti del carbonio ivi presenti, o se piuttosto, provenienti dalla superficie, siano stati trascinati fin lì dalle intense correnti che alimentano gli uragani.

La scoperta risulta di particolare interesse perché i microbi a quelle quote sarebbero in effetti in grado di alterare il tempo: le loro dimensioni infatti sono quelle giuste per facilitare l’aggregazione delle molecole di vapore i  goccioline di nube e di pioggia, e svolgerebbero quindi il ruolo di veri e propri nuclei di condensazione.

 



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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