In pubblicazione il 5 LUG 2021

Lo zampino del clima nell'affondamento del Titanic

Gli sconvolgimenti climatici provocati dal fenomeno del Niño contribuirono all'affondamento del Titanic


Fonte Immagine: Willy Stower

Agli inizi del XX secolo, per assicurare collegamenti settimanali fra la Gran Bretagna e New York, venne fatto costruire dalla compagnia britannica White Star Line quello che doveva essere il più grande e veloce transatlantico del Mondo: il Titanic. Con una lunghezza di quasi 270 metri e una stazza di più di 45000 tonnellate difatti il Titanic poteva trasportare, fra passeggeri ed equipaggio, più di 3500 persone, ad una velocità massima, all’epoca notevole, di 23 nodi. Inoltre l’enorme imbarcazione era considerata un vero e proprio gioiello di tecnologia e design, e soprattutto era ritenuta praticamente inaffondabile.


La tragedia nel viaggio inaugurale

Eppure durante il suo viaggio inaugurale, nella notte fra il 14 e il 15 aprile del 1912, a seguito della collisione con un grande iceberg, in meno di tre ore il Titanic colò a picco causando la morte di 1517 persone: mentre attraversava le gelide acque del Nord Atlantico, qualche centinaio di chilometri a sud di Terranova, il gioiello della marina mercantile mondiale trovò così la sua ingloriosa fine. A provocare l’immane tragedia fu però non solo la sufficienza con cui vennero considerati gli avvistamenti dell’iceberg comunicati nelle ore precedenti da altre imbarcazioni o le errate decisioni degli ufficiali in comando nel momento dell’emergenza, ma anche le vicende del clima, che proprio in tale annata resero il Nord Atlantico particolarmente insidioso.


Il ruolo della grande anomalia climatica

Negli anni in cui nel Pacifico si scatena l’anomalo riscaldamento della superficie oceanica noto come El Niño, a causa degli sconvolgimenti della circolazione atmosferica che si innescano in tutto il Pianeta, diventa difatti più intenso anche il vortice di bassa pressione che staziona con costanza in prossimità dell’Islanda: in conseguenza di ciò i venti che spazzano il Nord Atlantico soffiano con maggior forza e rendono più vigorose le correnti marine che lambiscono il Canada e la Groenlandia. In particolare nei mari che bagnano il Labrador, l’Isola di Baffin e la Groenlandia Occidentale le correnti, divenute più intense, riescono così a strappare ai ghiacciai che si tuffano nell’oceano un maggior numero di icebergs, destinati poi a spingersi con estrema facilità verso basse latitudini, ben oltre il loro normale raggio d’azione costituito dai Banchi di Terranova. Inoltre nelle annate in cui El Niño è più intenso il suo effetto sulle correnti marine, e la conseguente maggior presenza di icebergs nel Nord Atlantico, tende a farsi sentire anche durante la successiva primavera: ed è proprio questa la situazione che si trovò ad affrontare il Titanic nel suo viaggio inaugurale. Nel corso del 1912, dopo il forte episodio di El Niño dell’anno precedente, si contò difatti nel Mar del Labrador il più alto numero di icebergs di inizio secolo: in effetti tra il 1900 e il 1960 solo in un’altra occasione, ovvero nel 1929, si osservò un numero di icebergs superiore, e comunque sempre in seguito a un forte episodio di El Niño. Insomma, senza lo zampino del clima probabilmente la storia del Titanic sarebbe stata ben più gloriosa e, soprattutto, longeva!



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci

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