In pubblicazione il 18 MAR 2017

Prevedere il tempo locale con il barometro che misura la pressione atmosferica. Provare per credere

La maggior parte dei fenomeni atmosferici sono preannunciati da sensibili variazioni della pressione atmosferica misurata al suolo


Fonte Immagine: Col. Mario Giuliacci

Tra tutti i parametri meteorologici in grado di fornire utili indicazioni prognostiche sull’evoluzione del tempo locale, la variazione di pressione osservata nell’arco di poche ore rappresenta senza dubbio il fattore più significativo perché precorre o accompagna importanti processi dinamici o termodinamici in seno all’atmosfera.


In genere se il barometro segna valori sotto 1000 hPa è probabile che il tempo volga al brutto, specie con umidità oltre 70% e venti meridionali. Invece con pressione oltre 1025 hPa,  il tempo tende al bello, specie con umidità sotto al 60% e venti settentrionali.


Tuttavia, più che il valore assoluto della pressione, per prevedere l’evoluzione locale del tempo, è molto più indicativa la variazione subita dalla pressione. In effetti, se la pressione locale cala, allora la bassa pressione che così si origina al suolo, richiama aria dalle aree circostanti (convergenza), la quale, però, non potendo ammassarsi tutta in loco, è costretta a sollevarsi.

I moti ascendenti a loro volta trasportano l’aria più umida degli strati prossimi al suolo verso pressioni via via decrescenti, con conseguente espansione, raffreddamento e condensazione della massa d’aria in ascesa. Insomma una diminuzione di pressione al suolo in genere lascia presagire un peggioramento del tempo.

 

Fig.1 - Là dove la pressione è in calo, l'aria sovrastante è costretta  a salire dando luogo e nuvole e/o piogge

 

Al contrario, un aumento locale della pressione genera al suolo un’alta pressione rispetto alle aree circostanti, la quale spinge fuori dalla colonna l’aria degli strati atmosferici più bassi (divergenza). In tali condizioni l’aria degli strati superiori della colonna è costretta a scendere, onde compensare la fuga d’aria in atto in prossimità del suolo

Ma la compressione che l’aria della colonna subisce nella discesa verso pressioni man mano maggiori, determina un riscaldamento della massa d’aria discendente con conseguente evaporazione di eventuali nubi presenti sulla verticale del luogo. Ecco perché un aumento locale della pressione atmosferica è in genere quasi sempre accompagnato da un miglioramento nelle condizioni meteorologiche.

 

Fig.2 - Là dove la pressione è in aumento, l'aria sovrastante è costretta a scendere dissolvendo eventuali nubi

 

Un calo di 1-2 hPa in 3 ore di solito precorre un peggioramento che si manifesta  grosso modo entro le prossime 24-48 ore. Una diminuzione di pressione superiore a 2-3 hPa in 3 ore è in genere sintomo inequivocabile che le condizioni del tempo tendono a peggiorare entro le prossime 12-24 ore. Ma un calo superiore a  5-6 hPa in 3 ore sta a indicare un peggioramento già in atto o imminente e per di più vi è da ritenere che il vento e i fenomeni del tempo potranno essere alquanto violenti.  Non sempre però un calo della pressione indica l’arrivo di nuvole e pioggia. Ad esempio l’arrivo dei tersi e secchi venti di  Föhn in Valpadana  è preceduto da un calo della pressione atmosferica.

La pressione atmosferica in un dato luogo non è mai costante perché qualsiasi variazione del peso della colonna d’aria sovrastante si tramuta ovviamente in un suo corrispondente mutamento.

In particolare, osservando con attenzione le indicazioni del barometro durante una quieta giornata con tempo bello e stabile, si nota che la pressione al suolo è soggetta ad un tipica oscillazione periodica giornaliera: al mattino sale fino a raggiungere un valore massimo intorno alle ore 10.00,  ma poi inizia a scendere e solo intorno alle 16.00 arresta la sua caduta, dopo di che però il barometro riprende a segnare valori via via crescenti fino alle ore 22:00 (fig. 3). Ma a questo punto ancora una volta inverte rotta, toccando un nuovo valore minimo intorno alle 4:00 del mattino, e così via.

Non è certo difficile riconoscere in questa periodica variazione diurna della pressione la presenza nell’atmosfera di un’onda semidiurna di marea, molto simile a quella che quasi ogni 12 ore genera l’alta marea negli oceani e la cui causa va ricercata nell’influenza del sole. Infatti i suoi raggi surriscaldano gli strati atmosferici dell’emisfero illuminato, specie quelli al di sopra di 10-30 km dove appunto esistono sostanze – come l’ozono stratosferico – che hanno la capacità di catturare quasi integralmente la radiazione ultravioletta solare, quella a più alto contenuto energetico. Il riscaldamento dell’atmosfera a sua volta si ripercuote, con un ritardo di 2-3 ore rispetto al passaggio del Sole allo zenit, in un alleggerimento dell’intera colonna d’aria che grava al suolo, con conseguente diminuzione della pressione atmosferica. In maniera analoga a quanto avviene nelle maree oceaniche e per ragioni che in questa sede si preferisce sorvolare, la caduta della pressione collegata alla marea si manifesta anche sul meridiano opposto a quello che ha il Sole sulla verticale. E questo è il motivo per cui, in condizioni di bel tempo e venti deboli,  la pressione raggiunge un valore minimo due volte al giorno, alle 4:00 e alle 16:00, in corrispondenza appunto all’onda semidiurna di alta marea atmosferica. Per ragioni opposte, il raffreddamento notturno dell’atmosfera comporta un appesantimento di tutta la colonna d’aria, i cui effetti vengono in parte a sovrapporsi all’onda semidiurna di bassa marea atmosferica, dando luogo a due massimi di pressione, quello appunto osservato in loco alle 10:00, ma anche un altro massimo agli antipodi, ovvero alle ore 22:00. 



Fonte Articolo: Col. Mario Giuliacci
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