In pubblicazione il 4 LUG 2016

Si chiude l'incredibile evento di "The Floating Piers" sul Lago D'Iseo

Un milione e mezzo i visitatori!


Fonte Immagine: Passerella e selfie

 

Dopo 16 giorni chiude "The Floating Piers", l'opera dell'81enne Christo divenuta famosa in tutto il mondo. Brescia e soprattutto il Lago D'Iseo hanno visto un fiume di gente in 16 giorni mai visto prima. Trasporti e vita del posto sono stati sconvolti da questo evento che ha portato in questa terra 1,5 milioni di persone, centomila persone al giorno, su un territorio abituato a accoglierne un decimo. Ma gli effetti sull'ambiente ci sono, nonostante le rassicurazioni iniziali. Arpa e Legambiente litigano sulla qualità dell’acqua del Sebino e lo stress per il territorio è stato forte: rifiuti, aree verdi diventate parcheggi, via vai di mezzi pesanti, natanti e elicotteri in modo continuo, le ancore di cemento messe e tolte dai fondali, lo smaltimento del pontile. Il costo ambientale è salato. I costi. Le stime variano da 3 milioni (fonte Regione) a 8 milioni (Legambiente) ma è l'artista ad aver pagato ed investito in se stesso la cifra maggiore: 15 milioni di euro! E i visitatori? C’è chi è arrivato a Sulzano con il panino di casa, chi ha lasciato mance a tre zeri. Con una media - prudente - di 30-40 euro a testa si ha una ricaduta di 45-60 milioni. La passerella nel mondo. Per Time ha rappresentato «un’occasione unica per camminare sull’acqua». Per Vittorio Sgarbi è stato solo «un pontile verso il nulla». Il New York Times ha parlato di «miracolo italiano e americano al tempo stesso», Philippe Daverio invece l’ha definito «una baracconata». Le Monde ha evocato «l’ultima tentazione di Christo», la medievista Chiara Frugoni l’ha bollata come «un’ideuzza che strizza l’occhio al Vangelo e poggia sul battage pubblicitario». Le Figaro l’ha magnificata come «un’esperienza sensoriale che rafforza il carattere effimero dell’impresa monumentale» mentre lo storico Mimmo Franzinelli ci ha visto «un impressionante fenomeno di conformismo in salsa provinciale»] Per Time ha rappresentato «un’occasione unica per camminare sull’acqua». Per Vittorio Sgarbi è stato solo «un pontile verso il nulla». Il New York Times ha parlato di «miracolo italiano e americano al tempo stesso», Philippe Daverio invece l’ha definito «una baracconata». Le Monde ha evocato «l’ultima tentazione di Christo», la medievista Chiara Frugoni l’ha bollata come «un’ideuzza che strizza l’occhio al Vangelo e poggia sul battage pubblicitario». Le Figaro l’ha magnificata come «un’esperienza sensoriale che rafforza il carattere effimero dell’impresa monumentale» mentre lo storico Mimmo Franzinelli ci ha visto «un impressionante fenomeno di conformismo in salsa provinciale»
Fonte Articolo: Andrea Raggini

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